giovedì 2 settembre 2010

Inutile girarci intorno: la tua nascita (4a parte)


Mi ricordo con chiarezza che riaprii gli occhi solo davanti all'entrata del reparto Maternità dell'ospedale. Una più nitida sensazione legata alla vista riapparve solo in quel frangente.
Sempre a braccetto di mia mamma mi indirizzavo verso l'entrata. La parte da raggiungere era il Centro Margherita dove avevo deciso di partorire già nei primi mesi della tua vita dentro di me. In questa sezione dell'ospedale non si aggirano dottori né vi lavorano, il tutto è gestito da ostetriche. Sono le ostetriche che visitano la donna (già da un primo incontro intorno la 37a settimana e dopo un'accurata visione di tutti gli analisi precedenti nonché dell'andamento in generale della tua gravidanza ti comunicano o meno se tu possa far parte del percorso Margherita ossia che la tua gravidanza non presenti rischi: io con mia enorme gioia ero stata accettata!!!) prima e durante il ricovero, provvedano al parto - ovvio, salvo complicazioni dell'ultimo minuto, ti istruiscono sull'allattamento e sulle cure da dare al neonato. Il Centro Margherita prevede solo il parto naturale da compiere nella posizione che la donna preferisce, in piedi come carponi, in acqua o stesa sul letto, alla presenza di una o due ostetriche e con  la partecipazione del marito che ha un ruolo fondamentale in questo tipo di travaglio.
(Ero rimasta da subito affascinata da questa struttura - che fa sempre parte dell'ospedale pubblico e del suo iter tradizionale ma per me così asettico e ospedaliero ma nel contempo ne è così diversa. Parlando con Basheer abbiamo deciso che volevamo che tu nascessi secondo la tradizione più classica del parto. Senza sale operatorie, bisturi, medicinali di ogni tipo: se avessero ritenuto che la mia gravidanza fosse idonea e che nel parto non avremmo corso alcun rischio il Centro Margherita ti avrebbe ospitata non appena nascessi! Altro aspetto fondamentale per cui  l'ho scelto è stata la tecnica del contatto a pelle, ossia non appena il bambino nasce metterlo sulla madre anch'essa nuda, permettendo al cucciolino di allattarsi magari ancora legato alla madre dal cordone ombellicale. Troppe volte ci scordiamo che siamo ANIMALI e la legge degli ANIMALI è l'unica da seguire).

Salimmo le scale che conducono al primo piano dove, come un grande nido o meglio come un grande ovulo, si snoda il Centro Margherita. Alle pareti disegni di bambini e tante foto di bimbi da ogni parte del mondo. Non mi scorderò mai gli occhi di un bimbo tibetano tanto la loro profondità sembrava spaccare il vetro che la conteneva.

Suonammo il campanello e una ostetrica venne ad aprire. Erano più delle 2 della notte.

"Ciao Marta. Allora vediamo subito cosa sta combinando la tua piccolina", mi accolse questa voce.

Mia mamma e  Basheer erano sempre con me. mi seguivano con altrettanta partecipazione. Mi fecero entrare in una sala con molte apparecchiature per dare il via al monitoraggio, sentire e registrare il battito del cuore, sia il mio che il tuo Dalia per controllare e misurare le contrazioni, la loro frequenza e la loro intensità.

Arrivati a questi punto, ti aspetterai di leggere: "io intanto stavo sempre peggio".
NO, INVECE NO.
Io, davvero impossibile a dirsi per quanto stavo male a casa.....stavo meglio!!!! Proprio così: non avevo più quei dolori lancinanti! Incredibile! Tutta quella folle corsa all'ospedale, la regolarità e l'infittirsi delle contrazioni e poi....niente. NIENTE; FINITO TUTTO.

"La piccola adesso si è addormentata", sillabò l'ostetrica. "Dorme e ha deciso di bloccare il processo delle contrazioni. A volte accade. Non metto in dubbio che avessi della numerose e dolorose doglie a casa ma qualche volta, anche se sembra impossibile chc un processo del genere si possa arrestare, il bambino decide che ancora non è tempo".

E tu, Dalia, avevi fatto proprio così. Avevi cambiato idea. Credo sia latino il detto: "Solo gli stupidi non cambiano mai idea". Allora, diciamo, che quella sera avemmo qualche certezza sul tuo grado intellettivo!

Incredibile, pensai. Ero come delusa. Avevo creduto che sarebbe stata la magica ora, che da quel momento la mia vita fosse davvero cambiata e invece....invece ancora dovevo attendere.

"Ma quanti giorni ci vorranno ancora?", chiesi spaesata.
"Non si può sapere. Ci potrebbero volere ancora 2 giorni, come una settimana, come dieci", mi rispose con pacatezza l'ostetrica, non sapendo in cuor suo che per me era come se avesse pronunciato la parola SECOLI. "Non ti preoccupare è normale, soprattutto alla prima gravidanza, prendere un abbaglio. Sono tante le coppie che arrivano in ospedale perché a casa le contrazioni avevano un loro incalzare e poi una volta qui tutto si blocca. La prossima volta ti consiglio di fare una doccia prima di decidere di venire in ospedale, sarà la prova del nove. Se sarà stato un falso allarme, la doccia ha la capacità di fermare le false contrazioni, mentre se il vero travaglio ha preso inizio la doccia le farà diventare ancora più dolorose e frequenti", mi consigliò.
"Farò di certo così", mi convinsi con decisione, "non voglio più cadere vittima di quest'abbaglio illusorio".

Ringraziammo per la cortesia e professionalità che mi avevano offerto in quel primo incontro sul posto. Io stavo bene, stanca ma senza alcun più dolore. Ormai si erano fatte più delle tre e io mi vedevo scendere quelle scale a "mani vuote" come non avrei mai pensato. E' stato triste risalire in auto e dirigersi di nuovo verso casa ma queste erano le regole del GIOCO, il GIOCO DELLA PAZIENZA, così tanta PAZIENZA come mai altre volte nella vista mi era stata richiesta.

Addormentarsi quella notte non fu semplice. Fissavo il tuo lettino colore canna da zucchero, vuoto, pensavo che l'unica strada possibile era quella della calma e della ragione: saresti presto arrivata, mi dovevo sapere gustare anche questo (difficile) stato di attesa. Anche quello doveva avere il suo fascino....da qualche parte molto nascosta.

(continua)



Il Centro Margherita dell'Ospedale di Careggi a Firenze