A: frutta.
B: estraneo.
C: lanci.
A, B, C. Progressi, novità. Ti osservo e con lucida obiettività vedo come ogni giorno che passa aggiungi tasselli nuovi al tuo obiettivo "CRESCERE". Nella normalità, come ogni altro bambino di cinque mesi e mezzo, ma in questo momento ho te di fronte e non posso che sogghignare per i TUOI progressi.
A.
Ormai da oltre un mese, una volta al giorno, ti pappi la frutta, ora di pranzo o per merenda. Mela o pera, adesso anche il kiwi ( ne vai ghiotta! ma penso sia geneticamente ovvio dato che anche a me e a tuo padre piace tantissimo) e una solo una volta il melone (al mare, mixato alla mela, ma probabile che sia non digeribile dato che poi per tutto il pomeriggio vomitacchiasti no limits) sono i frutti prescelti. Ti sbuccio la quantità decisa e te la grattugio sulla tua grattugetta azzurra. Fino a poco tempo fa ti gustavi il fresco & made-in-home omogeneizzato senza capire bene quale fosse l'inizio e quale la fine. Adesso invece, ormai da una settimana circa, inizi a saltellare sul seggiolino del tavolo non appena tolgo dal lavastoviglie la grattugia. La riconosci! Con assorta ammirazione nonché languorino mi osservi mentre la riduco in poltiglia per poi concederti allo strogolamento! Il cucchiaino mira la tua bocca ma il tuo agitarti (il non saper ancora bene deglutire qualcosa di diverso del mio seno o della tettarella del biberon) provoca una catastrofe generale! La frutta si spiattella ovunque, sul bavaglio, sui tuoi jeans o sul vestitino, appiccichi con le mani dolciastre e zuccherose tutto il tavolo, io cerco di placcarti ma...olè! centro! con l'altra mano, quella che non bloccavo perché intenta a pulirti l'altra, ha rovesciato la grattugia-piattino e adesso ...è da fare di nuovo!
In realtà mi diverto un sacco, adoro vederti in azione, cerco di anticipare le tue mosse e nello stesso tempo le ammiro.....ma la novità fresca fresca è che sei davvero ghiottissima di frutta e dopo avertene data più che abbastanza, considerato la mole del tuo stomaco, inizi a piangiucchiare (non è un vero pianto.....è un dirmi "NE VOGLIO ANCORAAAAAA!!!!!") fino quando non ti taglio un altro spicchio e dopo averla triturata non ti "inietto" altra fruttarella. Molto lentamente, piano pianoooooo, in modo tale che duri tantissimo fino a che non ti stanchi e puoi concederti un sereno "ADESSO SONO PIENA DAVVERO......."
B.
Fin dalle tue prime settimane di vita ero fiera del tuo essere pacifica con tutti. Soprattutto nei mesi successivi, intorno a due o tre, mi piaceva il fatto che tu sorridessi a chi ti prendesse in collo. Mi dicevano e mi dicevo:"E' importantissimo che stia con tutte le persone. Come nelle vita, la sua futura, essere socievole e aperti all'altro sarà garanzia di serenità".
In tutto questo mi ci ritrovavo anche io, la mia capacità di stare a contatto con persone diverse, di ogni "categoria" possibile, colore, razza, religione. Avrò mille e uno difetti ma questa la posso riconoscere una mia dote!
La situazione è cambiata nettamente nelle ultime due o tre settimane. Dato che riconosci con chiarezza i tuoi familiari (a parte io e tuo padre, of course, la nonna Annalisa o al massimo le zie Giulia e Chiara, ma non è sempre detto: se passa troppo tempo dall'ultima volta che le vedi cominci a ringhiare timorosa....), riconosci come estranei anche parenti e appartenenti della mia famiglia. Conclusione: non appena arriva qualche faccia "nuova" e e intenderebbe prenderti in collo pur con mille moine e facce sorridenti, tu non lo accetti e metti su un tegame (= diciamo che "tegame" è termine fiorentineggiante, sinonimo di "broncio") infinito!
Mi ero quasi rattristata pensando che il tuo carattere gioviale si fosse in qualche modo modificato fino a quando ho trovato un lungo articolo su una rivista specializzata che spiega il momento che stai vivendo. Si chiama "crisi dell'ottavo mese": il bambino ha sempre più chiaro quale sia il nucleo familiare, le sue certezze. Qualsiasi persona che il bimbo etichetta come "estraneo" perché non lo vede frequentemente è identificato come possibile nemico, attentatore del suo nido. La reazione più intelligente? Piangere! Leggendo le spiegazioni medico/scientifiche di quelle pagine mi veniva da sorridere. Ritrovavo le tue espressioni, le tue bocche. Così sia dunque anche se due mesi e mezzo in anticipo!
C.
Ultima tappa delle tue nuove. Il fatidico lanciare oggetti per terra!!! Mi ricordo bene questa fase quando Giulia e Chiara erano piccole e anche con te ci siamo nettamente dentro. Che tu sia in collo a noi o seduta sul tuo seggiolino della pappa o nel girello, il tuo obiettivo principale resta quello di gettare il gioco del momento per terra. Ma il buffo arriva adesso: per qualche minuto non dici niente, resti in attesa del mio intervento. Se io non arrivo a raccoglierlo, o perché sono un attimo impegnata o proprio non mi sono accorta, cominci a chiamarmi con tono lamentoso piagnucolante. Altra tappa necessaria: più volte ho letto di come il bambino così voglia generare una causa-effetto, "getto il gioco in terra per capire se mia madre/padre lo raccoglie, se posso contarci, se è presente" (spiegato alla-buona ma realmente così).
Morale: un continuo vai&torna dalla mia postazione alla tua, km su km, un non poter concludere niente per poter essere di nuovo lì da te, piegata in due per raccogliere l'orsetto o le chiavi massaggia gengive ecc....
Sempre più verso l'essere GRANDE!
Mamma come tante ma con te+te, Dalia Nura + Serse, non posso essere una tra tante. Una storia tra tante, la MIA storia.
domenica 26 settembre 2010
lunedì 20 settembre 2010
Il taglio
Fin dal primo momento in cui ho conosciuto tuo padre ho sempre pensato che l'incontro con un mondo/cultura totalmente diverso dal mio avrebbe portato tanto arricchimento ma ci avrebbe, inevitabilmente, posto di fronte anche a bivi diversamente interpretabili. Due culture diverse che di fronte a un problema devono trovare una soluzione. Ho sempre avuto la consapevolezza che magari per me sarebbe stato "naturale" scegliere la strada di destra mentre quella di sinistra per tuo padre o viceversa. La gioia che porta il lieto fine sta nel fatto che ho anche sempre pensato che non esistono solo le due ufficiali vie di destra e di sinistra ma esistono SENTIERI che permettono di deviare la strada di sinistra e farla avvicinare a quella di destra e viceversa, piccole strade alternative che mettono in connessione le due principali dando l'opportunità di ulteriori connessioni.
Ho sempre pensato che ogni DIVERSITA' se saputa interpretare, invece di divenire AVVERSITA', si trasforma in ricchezza.
Oggi ci siamo trovati a uno di questi bivi. Andare a sinistra? Svoltare a destra? O cercare di vedre se ci sono viottoli comunicanti? Il tutto sorge fin dalle prime ore in cui sei nata. Occorre precisare che in India appena nasce un bambino è regola rasarlo. Anche ogni due o tre mesi fino ad un anno circa i capelli con un rasoio manuale o elettrico vengono tagliati per permettere al nuovo di arrivare più forte. Questo è il segreto per avere quelle chiome così folte di capelli tanto resistenti: eliminando la "peluria" del cuoio capelluto del piccolo neonato, il bulbo si rafforza fino a generare un capello che altrimenti non sarebbe stato mai potuto essere così vigoroso.
Sulla carta tutto meraviglioso, "molto indiano", fantastico, affascinante, ecc....
Poi però arriva la realtà, la tua gravidanza, il TUO bambino, la tua emotività.
Fin dal primo momento in cui sei nata wappachi (per chi non lo sapesse:"papà" in malayalam) ha provato a convincermi: "Ma rasiamo Dalia, vero? Marta credimi poi le verranno dei capelli bellissimi!", con la luce negli occhi provava a convincere il muro (io) che aveva di fronte.
"Non se ne parla neppureeeeeeee", mi bloccavo al solo pensiero.
Tu sei nata con tantissimiiiiii capelli. Sei stata la coccola del Centro Margherita e di tutte le sue ostetriche per la storia dei tuoi capelli neri, lunghissimi per una neoanata. A ruota venivano a dirmi in gran segreto ("non è bello da dirsi ma è la verità!" mi dicevano) che eri la loro preferita per come eri particolare, per la quantità della chioma. E ogni persona che abbiamo incontrato, prima di allora sconosciuta, ci ha sempre fermato per la gioia nel vedere un parrucco tanto folto in una bimba così piccola. Figuriamoci se potevo anche solo pensare di tagliarti i capelli! Ok in previsione di un futuro radioso ma....non se ne parla neppure!
Tuo padre, ciclicamente come un martello pneumatico dalle batterie inesauribili ogni mese mi si riproponeva con questa storia e io la vincevo sempre.
Il caso ha voluto che ieri avessimo la festa dell'ONAM (festa tradizionale del Kerala in cui il raccolto, la frutta e i fiori sono i protagonisti; la festa qui a Firenze è stata organizzata dall'Associazione degli Indiani del Kerala della Toscana e come gli altri tre o quattro ritrovi annuali è dominata da colori, ottimo cibo indiano, tanti bambini, bellissimi sari, lunghi capelli neri, tanti giochi, danze e musica) e gli indiani che abbiamo incontrato, ormai amici, erano più di cinquanta. Tutti gentilissimi ma soprattutto TUTTi con questi CAPELLI NERISSIMI BLU ma soprattutto LUNGHISSIMI E FOLTISSIMI. Compreso i bambini. Innegabile ribadire come tuo padre oggi sia, per l'ennesima volta, sia ricaduto sull'argomento fin dalla mattina. Io so che non è un capriccio il suo, so bene quanto ci tenga perché parte integrante della sua cultura, di come sia normale per lui, di come abbia sempre visto i bimbi di pochi mesi con la testolina rasata. Ma so anche che per me sia anormale e fuori da ogni mia esperienza passata. Oggi però mi sono decisa e poco prima di pranzo ho deciso:"Va bene, tagliamo i capelli di Dalia. Scendiamo a un compromesso: rasiamo la testa ma non il ciuffo, ossia lasciamo sulla calotta superiore dei capelli più corti di come li ha adesso ma comunque abbastanzalunghetti". Tuo padre - ovviamente per la sua incolumità - ha accettato. Ha capito che era il minimo che potessi chiedere.
Per essere sincera già da un mese la famosa chioma di cui sopra parlavo si era dimezzata: hai perso gli ultimi 30 giorni tantissimi capellini, li trovavo ovunque, sul cuscino, nelle lunzuola del tuo lettino, sul divano, nel passeggino, sulle felpine e sulle tue t-shirt. Erano infatti capellini destinati comunque a cadere, certo che magari in maniera meno violenta.
Alla presenza di tua nonna Annalisa ci siamo presi coraggio e dopo qualche attimo di isteria (mia) tuo papà (era concentratissimo per paura di farti in qualche modo male) ha iniziato dal collo a tirar via le tue ciocchette che piano piano cadevano giù. Dopo i primi minuti in cui volevo morire mi sono calmata. Devo dire che ha fatto un buon lavoro e ovvio che tu sei meravigliosa come sempre. Non posso negare però che è stata, e lo è ancora, una grande prova. Mi fido di lui però e ho cercato di venirgli incontro. Come lui farà con me: con cavolo che li taglierà ogni due mesi! una volta è stata e una volta sola sarà!
Adesso mentre scrivo (con una mano sola avendoti in braccio) sei qui che ti appoggi a me, sento bucare sul mio braccio sinistro. Sembri un riccetto appena nato con gli aculei ancora da uscir fuori, eppure lì ben delineati e con tanta voglia di crescere forti e robusti.
Ho sempre pensato che ogni DIVERSITA' se saputa interpretare, invece di divenire AVVERSITA', si trasforma in ricchezza.
Oggi ci siamo trovati a uno di questi bivi. Andare a sinistra? Svoltare a destra? O cercare di vedre se ci sono viottoli comunicanti? Il tutto sorge fin dalle prime ore in cui sei nata. Occorre precisare che in India appena nasce un bambino è regola rasarlo. Anche ogni due o tre mesi fino ad un anno circa i capelli con un rasoio manuale o elettrico vengono tagliati per permettere al nuovo di arrivare più forte. Questo è il segreto per avere quelle chiome così folte di capelli tanto resistenti: eliminando la "peluria" del cuoio capelluto del piccolo neonato, il bulbo si rafforza fino a generare un capello che altrimenti non sarebbe stato mai potuto essere così vigoroso.
Sulla carta tutto meraviglioso, "molto indiano", fantastico, affascinante, ecc....
Poi però arriva la realtà, la tua gravidanza, il TUO bambino, la tua emotività.
Fin dal primo momento in cui sei nata wappachi (per chi non lo sapesse:"papà" in malayalam) ha provato a convincermi: "Ma rasiamo Dalia, vero? Marta credimi poi le verranno dei capelli bellissimi!", con la luce negli occhi provava a convincere il muro (io) che aveva di fronte.
"Non se ne parla neppureeeeeeee", mi bloccavo al solo pensiero.
Tu sei nata con tantissimiiiiii capelli. Sei stata la coccola del Centro Margherita e di tutte le sue ostetriche per la storia dei tuoi capelli neri, lunghissimi per una neoanata. A ruota venivano a dirmi in gran segreto ("non è bello da dirsi ma è la verità!" mi dicevano) che eri la loro preferita per come eri particolare, per la quantità della chioma. E ogni persona che abbiamo incontrato, prima di allora sconosciuta, ci ha sempre fermato per la gioia nel vedere un parrucco tanto folto in una bimba così piccola. Figuriamoci se potevo anche solo pensare di tagliarti i capelli! Ok in previsione di un futuro radioso ma....non se ne parla neppure!
Tuo padre, ciclicamente come un martello pneumatico dalle batterie inesauribili ogni mese mi si riproponeva con questa storia e io la vincevo sempre.
Il caso ha voluto che ieri avessimo la festa dell'ONAM (festa tradizionale del Kerala in cui il raccolto, la frutta e i fiori sono i protagonisti; la festa qui a Firenze è stata organizzata dall'Associazione degli Indiani del Kerala della Toscana e come gli altri tre o quattro ritrovi annuali è dominata da colori, ottimo cibo indiano, tanti bambini, bellissimi sari, lunghi capelli neri, tanti giochi, danze e musica) e gli indiani che abbiamo incontrato, ormai amici, erano più di cinquanta. Tutti gentilissimi ma soprattutto TUTTi con questi CAPELLI NERISSIMI BLU ma soprattutto LUNGHISSIMI E FOLTISSIMI. Compreso i bambini. Innegabile ribadire come tuo padre oggi sia, per l'ennesima volta, sia ricaduto sull'argomento fin dalla mattina. Io so che non è un capriccio il suo, so bene quanto ci tenga perché parte integrante della sua cultura, di come sia normale per lui, di come abbia sempre visto i bimbi di pochi mesi con la testolina rasata. Ma so anche che per me sia anormale e fuori da ogni mia esperienza passata. Oggi però mi sono decisa e poco prima di pranzo ho deciso:"Va bene, tagliamo i capelli di Dalia. Scendiamo a un compromesso: rasiamo la testa ma non il ciuffo, ossia lasciamo sulla calotta superiore dei capelli più corti di come li ha adesso ma comunque abbastanzalunghetti". Tuo padre - ovviamente per la sua incolumità - ha accettato. Ha capito che era il minimo che potessi chiedere.
Per essere sincera già da un mese la famosa chioma di cui sopra parlavo si era dimezzata: hai perso gli ultimi 30 giorni tantissimi capellini, li trovavo ovunque, sul cuscino, nelle lunzuola del tuo lettino, sul divano, nel passeggino, sulle felpine e sulle tue t-shirt. Erano infatti capellini destinati comunque a cadere, certo che magari in maniera meno violenta.
Alla presenza di tua nonna Annalisa ci siamo presi coraggio e dopo qualche attimo di isteria (mia) tuo papà (era concentratissimo per paura di farti in qualche modo male) ha iniziato dal collo a tirar via le tue ciocchette che piano piano cadevano giù. Dopo i primi minuti in cui volevo morire mi sono calmata. Devo dire che ha fatto un buon lavoro e ovvio che tu sei meravigliosa come sempre. Non posso negare però che è stata, e lo è ancora, una grande prova. Mi fido di lui però e ho cercato di venirgli incontro. Come lui farà con me: con cavolo che li taglierà ogni due mesi! una volta è stata e una volta sola sarà!
Adesso mentre scrivo (con una mano sola avendoti in braccio) sei qui che ti appoggi a me, sento bucare sul mio braccio sinistro. Sembri un riccetto appena nato con gli aculei ancora da uscir fuori, eppure lì ben delineati e con tanta voglia di crescere forti e robusti.
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| Il paragone con il riccio è perfetto anche se i tuoi aculei in questo momento, ahimè, sono ancora più corti....... |
giovedì 16 settembre 2010
1 bebè, 1000 gadgets
Quando Chiara e Giulia erano infanti (quindi ormai 23 anni fa) io ne avevo solo dieci di anni ma abbastanza per capire quanto grande e fruttifero sia il business che c'è dietro alla nascita di un bambino. Oltre alla "strumentazione" necessaria nonché indispensabile - una carrozzina, un passeggino per quando è più grandicello, un seggiolone utile verso i sei mesi, un lettino con le sponde e... direi niente altro - cercano di farti acquistare l'impossibile cercando di convincerti che tu non possa fare a meno di quell'oggetto per il BENESSERE del tuo bambino. E lì che ci cadi: pensando a lui, a come possa stare MEGLIO, finisci per comprarlo. Ovvio, se il cervello resta spento. Basta pensarci un attimo di più per capire come sia possibile organizzarsi BENISSIMO senza spendere fogli e fogli e fogli da 100 euro.
Questo accadeva nel'87, adesso la situazione è ben più degenerata.
La tecnologia ha invaso anche questo campo fino a produrre gadgets inverosimili con funzioni incredibili. Qualche esempio? La cullina-sdraietta che si muove da sola o che si aziona nel momento che il bambino si muove con la funzione di 6 melodie diverse, un robot da cucina pensato solo per le pappe del neonato che taglia-cuoce-utilizza il vapore-mescola fino ad arrivare alla pietanza desiderata e ancora lo sterilizzatore con il posto per 10 biberon (ma il bimbo non ne usa solo uno o al massimo 2 per la tisana? chi usa 10 biberon????? un asilo nido.....) o l'umidificatore per la stanza del neonato (....).
Tutto ciò solo per parlare del lato tecnologico.
Se dici di seguire quanto giornaletti & magazine del settore o cosa ti propellano in tv quando scopri di attendere tra 9 mesi l'arrivo di un primogenito è anche il momento giusto di chiedere un finanziamento in banca!
Le NECESSARIE "robette" da comprare (SENZA LE QUALI E' IMPOSSIBILE STARE) sarebbero:
- il lettino nonché la cameretta con fasciatoio trasformabile in vaschetta e armadio (inutile parlare di prezzo, dai 1000 ai 4000€ minimo);
- il famigerato TRIO, ossia la combinazione culla, passeggino e ovetto auto che si applicano sulla stessa base con le ruote (prezzo dai 600 a i 1000€);
- altro passeggino perché poi ti accorgi che quello del trio è troppo pesante e ingombrante e necessita di più leggero e maneggevole (dai 100 € a dir poco...);
- idem per l'ovetto auto valido fino a 9Kg quello del trio, poi va cambiato con uno più grande (dai 100 € in sù, impossibile trovarlo a meno);
- box per far giocare il bambino in sicurezza (dai 100 ai 300€);
- girello dai sei mesi (sui 100€);
- sdraietta per appoggiarlo sul tavolo (sui 100€);
- fascia in tessuto e zainetto porta bebè (entrambi dai 100€ in sù);
- seggiolone per le prime pappe (sui 100€) ma anche seggiolino da applicare al tavolo per le prime volte (sui 90€).....
Questo solo per i primi 6 mesi.
Impossibile starci dietro, anche perché è impossibile essere così attrezzati senza cadere in rovina economica.
Noi abbiamo cercato di fare il meglio per crearti un ambiente che ti possa contenere senza aprire un altro mutuo. Anche tu Dalia hai avuto il tuo trio (oltre a tutto il resto). Io e zia Chiara te ne abbiamo trovato uno meraviglioso made in Italy color arancio tenue e blu, in ottima condizioni tanto da sembrare nuovo nonostante fosse di seconda mano, pagato (tutti e 3 i pezzi!) solo 198€. Per fortuna un prezzo onesto anche perché non viene mai utilizzato tanto quanto ti vorrebbero far credere: la culla viene utilizzata davvero poco (già al secondo mese non ci volevi più stare, troppo claustrofobica, l'hai abbandonata per il lettino più spazioso), il passeggino è un catafalco indomabile - solo dopo due mesi i muscoli delle braccia si lievitano fino a sembrare quelli di un culturista così lo abbandoni volentieri con un modello più agile e leggero - infine il seggiolino auto è di categoria peggiore rispetto a quello che nasce non per far parte di una combinazione a tre e anche se tu lo usi ancora presto verrà sostituito con uno più sicuro.
Per il resto non ti è mancato niente: hai un fantastico e robusto lettino - più spazioso di molti altri- color canna da zucchero, era di tuo bis cugino Leonardo e con entusiasmo lo abbiamo ricevuto io e tuo padre senza pensarci neanche un attimo nel comprarne uno nuovo solo per lo sfizio di averlo nuovo. Certo che siamo stati anche fortunati perché è in condizioni perfette.
E anche tu poi hai avuto la tua fascia rossa, comodissima che mi hanno regalato le mie colleghe, e lo zainetto per "indossarti" per andare in giro per il mondo (anche quello comprato quel pomeriggio di gennaio insieme al trio con zia Chiara in quel fantastico negozio chiamato Baby Bazar dove è possibile comprare cose di seconda mano ma praticamente nuove). Mi sono sempre rifiutata di avere un fasciatoio, assolutamente inutile e ingombrante e che può essere sostituito con un materassino apposito da applicare su una superficie piana come nel nostro caso il cassettone in camera e...ualà! il gioco è fatto con....7 euro di materassino!
Poi da qualche giorno c'è stato l'arrivo di due new entry in casa: il girello e il seggiolino da tavolo! Entrambi ricevuti in eredità da amici, che dopo essere stati lavati e "messi in lavatrice" sono pronti all'uso!
Già nell'ultimo mese hai dimostrato di non aver più voglia di stare chiusa in un passeggino e ti abbiamo rispettato allestendoti un tuo spazio giochi con trapunta-gioco e i tuoi giocattoli in modo che tu possa scorrazzare in girovolte e capriole. Adesso puoi anche stare seduta nel girello (i tuoi piedini sfiorano appena il pavimento così non c'è pericolo che troppo peso gravi sulle gambine) e mangiare la tua frutta grattata seduta insieme a noi a tavola, ne sei felicissima! Ti leggo negli occhi che così credi di essere più grande, meglio predisposta alla visione globale della tavola imbandita.
Ti guardo e mi viene da ridere pensando ai falsi bisogni e alle non-necessità indotte, come ogni cosa sia da valutare con la materia grigia più che con la vista, come si possa essere COMPLETI anche con la metà di quanto appare INSUFFICIENTE, di come siamo indotti alla schiavitù materiale ma, in primis, di come A TE non possa interessare di meno del seggiolone ultimo modello o della culla parlante-auto-dondolante: ti basta la mia voce stridula e stonata di quando cerco di addormentarti con improbabili canzoni inventate dalle parole arrangiate.
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| Ecco uno dei tuoi ultimi fedelissimi strumenti. Questo è nuovo di pacco, il tuo meno "ultimo modello" ma più anni Settanta in fantasia quadretto giallo e blu. Alla faccia del nuovo! |
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lunedì 13 settembre 2010
Il nuovo mostro (in casa)
Eccoci a quanto desideravo ormai da anni, minimo sei anni. Ho comprato un mega televisore. Quelli piatti con la funzione del digitale. Occorre premettere quanto io detesti la televisione: odio le serie americane & non, non credo all'informazione giornalistica televisiva (se quella della carta stampata in piccolissima parte è ancora credibile, quella spaparacchiata in tv non è credibile nè difendibile in alcun modo, deviata da interessi politici con il fine di stordire il popolino credulone), non amo la spettacolarizzazione stile "le violente e sanguinarie battaglie romane dentro il Colosseo" del calcio anche se talvolta mi diverte, non seguo alcun tipo di programmi o rubriche televisive, annienterei ogni pubblicità così pericolosa tanto che poi vince sempre lei avvelenandoti e costringendoti incosciamente all'acquisto (o comunque alla creazione di un falso bisogno).
Dunque scatta legittima una domanda: perchè desiderare da anni un televisore, ossia una propagazione esponenziale di quanto non vuoi vedere?
Risposta: per vedermi i film! Dopo anni di visione di film in dvd nel piccolo schermo del mio mcbook, anche se pompato con casse che ne potenziano il suono, la mia sopportazione è arrivata al limite.
Con tuo padre poi devo dire che questo anno passato insieme è stato un disastro (sotto il profilo "stasera ci guardiamo un film insieme").
Qui un breve schema di quanto avveniva:
A) Il macbook non mi legge più dvd e cd quindi era impossibile vederci qualsiasi cosa che non provenisse dal computer stesso ossia estratto da internet e per questo con mille interruzioni e problemi di download;
B) Qualche volta abbiamo provato a vedere qualche dvd nel computer del 2002 (per i tempi con cui la tecnologia si evolve, quel computer da tavolo è stimato appartenente all'era presitoica) ma anche lì ogni volta c'è da sperare nella lettura del dischetto: a volte legge i cd e non i dvd e viceversa. Facendo una stima su 20 volte che abbiamo provato la visione è andata in porto 2, tutte le altre dopo mille prove e arrabbiature, delusi, andavamo a dormire;
C) Qualche volta abbiamo provato a guardare qualche film passato in tv ma la televisione che avevamo fino alla scorsa settimana (in più non nostra, prestata da Fulvia ) non credo superi i 12 pollici, ben più piccola dello schermo del mio apple: tuo padre ci ha provato in ogni modo ma dopo un po' la sua pazienza arrivava al limite e preferiva letto e cuscino piuttosto che sforzarsi (per di più a 6 metri di distanza dallo schermo perchè il filo di quella tv è davvero troppo corto) a vedere qualcosa dentro quel piccolo bussolottino.
Conclusione: un disastro. Un disastro fino allo scorso martedì in cui ci siamo decisi al grande passo: tv lcd full hd vision 32 pollici ultimissimo modello!
Fieri e gasatissimi con la piccola 600 e tu legata nel seggiolino dietro (la macchina è così piccola che sembra di averti davanti tanto sono minuscole le dimensioni!) siamo partiti alla volta del centro commerciale alle porte della città, uno di quei posti orribili ma sempre pìù numerosi con dentro tantissimi negozi ma soprattutto -immancabile - un megasupermercato e uno stra-grande negozio di elettronica e tecnologia. Ecco, noi puntavamo a quello.
Abbiamo parcheggiato e via di volata dentro a scegliere il prodotto più adatto per noi!
Io ero felice ma anche nervosa perchè sapevo che quell'acquisto avrebbe in qualche modo violato la nostra privacy. Ormai da ore, giorno e sera, ripetevo a Basheer delle regole che volevo diventassero (e lo sono diventate) dei capisaldi: niente tv accesa durante pranzo e cena e niente tv qaundo tu sei sveglia. Queste le due principali in cui non volevo ci fossero eccezioni.
Perchè tu, ovviamente, sei quella "cosetta" da tutelare. Non amando l'invasione di queste immagini già dalla scorsa settimana ho iniziato a preoccuparmi che tu potessi iniziare dai tuoi 5 mesi a incantarti di fronte allo scorrere delle immagini, stordita e inebetita da tanti colori. Ho cominciato a pensare che tanta visione possa impedire o meglio limitare il tuo spirito creativo e la capacità di sperimentarti in nuovi giochi e nell'esplorazione del mondo.
Nel grande centro Mediawor_ ci siamo trattenuti circa due ore nel reparto "schermi e tv". Tu ormai avevi l'occhio pallato catturato da enormiiiiiiii schermi di ogni tipo e tipologia mentre in ciascuno le immagini di "Alice" di Tim Burton, anche in versione 3D - tanto che sembrava di essere noi dentro la loro dimensione e non viceversa come dovrebbe essere - andavano piano come il ritmo del film impone.
Alla fine la nostra scelta ha avuto buon esito. Abbiamo dato il via alle complicate formule di pagamento e ritiro (prima prendi la bolla nel reparto che ti interessa, poi paga alle casse, poi torna con la bolla al reparto, poi torna all'auto e vai nel magazzino, riconsegna la bolla con al ricevuta di pagamento e alla fine....ritira il tuo prodotto!) sempre con te in collo (dato che la macchina che avevamo era così piccola abbiamo stimato bene di non portare il passeggino a occupare altro spazio).
Una volta arrivati a casa siamo impazziti nel cercare di montare lo schermo in modo tale che non prendesse colpi (visto quanto è sottile è anche ultra delicato) e abbiamo cominciato a interpretare il telecomando con milioni di funzioni, a sincronizzare e registrare i canali.....ci sono volute ore! (e ancora non ci abbiamo capito niente!)
Tu scalmavani e cercavi di attirare la nostra attenzione capendo che c'era un gioco che ci impegnava molto più di te, al contrario di tutti gli altri momenti in cui comunque, volendo o non volendo, vieni sempre al primo posto.
Adesso è passata quasi una settimana e posso dire che molti dei miei timori sono stati rimossi. Diciamo che abbiamo già trovato un ritmo. Io e tuo padre riusciamo a rilassarci dopo le 21 quando tu inizi la nanna notturna e, anche grazie al nuovo dvd player, ci siamo già guardati dei bellissimi film con una risoluzione ottima sia dell'immagine che del suono (finalmenteeeeeee! dopo anni di torture!). Tu hai capito la presenza del nuovo intruso e qualche volta (ti metto sempre di spalle verso lo schermo mentre mi vedo il canale delle news internazionali, anche senza audio sperando che non ti accorga della tv accesa) riesci a farmela facendo un caschè all'indietro e sbirciando l'immagine anche a testa all'ingiù! Rimani una furba incredibile. A quel punto non posso darla vinta a te e al nuovo mostro. Non mi resta che prendere il telecomando (o meglio "dicomano" come lo chiama tuo padre con la mia relativa risposta "sì, vicino Corella") e premero OFF.
Quando poi sarai nelle braccia di Morfeo scatterà il nostro momento CINEMA. Per tutte le altre volte vinci tu, i tuoi giochi e la fantasia che devi sviluppare senza diavolerie tecnologiche ciucciacervello.
Dunque scatta legittima una domanda: perchè desiderare da anni un televisore, ossia una propagazione esponenziale di quanto non vuoi vedere?
Risposta: per vedermi i film! Dopo anni di visione di film in dvd nel piccolo schermo del mio mcbook, anche se pompato con casse che ne potenziano il suono, la mia sopportazione è arrivata al limite.
Con tuo padre poi devo dire che questo anno passato insieme è stato un disastro (sotto il profilo "stasera ci guardiamo un film insieme").
Qui un breve schema di quanto avveniva:
A) Il macbook non mi legge più dvd e cd quindi era impossibile vederci qualsiasi cosa che non provenisse dal computer stesso ossia estratto da internet e per questo con mille interruzioni e problemi di download;
B) Qualche volta abbiamo provato a vedere qualche dvd nel computer del 2002 (per i tempi con cui la tecnologia si evolve, quel computer da tavolo è stimato appartenente all'era presitoica) ma anche lì ogni volta c'è da sperare nella lettura del dischetto: a volte legge i cd e non i dvd e viceversa. Facendo una stima su 20 volte che abbiamo provato la visione è andata in porto 2, tutte le altre dopo mille prove e arrabbiature, delusi, andavamo a dormire;
C) Qualche volta abbiamo provato a guardare qualche film passato in tv ma la televisione che avevamo fino alla scorsa settimana (in più non nostra, prestata da Fulvia ) non credo superi i 12 pollici, ben più piccola dello schermo del mio apple: tuo padre ci ha provato in ogni modo ma dopo un po' la sua pazienza arrivava al limite e preferiva letto e cuscino piuttosto che sforzarsi (per di più a 6 metri di distanza dallo schermo perchè il filo di quella tv è davvero troppo corto) a vedere qualcosa dentro quel piccolo bussolottino.
Conclusione: un disastro. Un disastro fino allo scorso martedì in cui ci siamo decisi al grande passo: tv lcd full hd vision 32 pollici ultimissimo modello!
Fieri e gasatissimi con la piccola 600 e tu legata nel seggiolino dietro (la macchina è così piccola che sembra di averti davanti tanto sono minuscole le dimensioni!) siamo partiti alla volta del centro commerciale alle porte della città, uno di quei posti orribili ma sempre pìù numerosi con dentro tantissimi negozi ma soprattutto -immancabile - un megasupermercato e uno stra-grande negozio di elettronica e tecnologia. Ecco, noi puntavamo a quello.
Abbiamo parcheggiato e via di volata dentro a scegliere il prodotto più adatto per noi!
Io ero felice ma anche nervosa perchè sapevo che quell'acquisto avrebbe in qualche modo violato la nostra privacy. Ormai da ore, giorno e sera, ripetevo a Basheer delle regole che volevo diventassero (e lo sono diventate) dei capisaldi: niente tv accesa durante pranzo e cena e niente tv qaundo tu sei sveglia. Queste le due principali in cui non volevo ci fossero eccezioni.
Perchè tu, ovviamente, sei quella "cosetta" da tutelare. Non amando l'invasione di queste immagini già dalla scorsa settimana ho iniziato a preoccuparmi che tu potessi iniziare dai tuoi 5 mesi a incantarti di fronte allo scorrere delle immagini, stordita e inebetita da tanti colori. Ho cominciato a pensare che tanta visione possa impedire o meglio limitare il tuo spirito creativo e la capacità di sperimentarti in nuovi giochi e nell'esplorazione del mondo.
Nel grande centro Mediawor_ ci siamo trattenuti circa due ore nel reparto "schermi e tv". Tu ormai avevi l'occhio pallato catturato da enormiiiiiiii schermi di ogni tipo e tipologia mentre in ciascuno le immagini di "Alice" di Tim Burton, anche in versione 3D - tanto che sembrava di essere noi dentro la loro dimensione e non viceversa come dovrebbe essere - andavano piano come il ritmo del film impone.
Alla fine la nostra scelta ha avuto buon esito. Abbiamo dato il via alle complicate formule di pagamento e ritiro (prima prendi la bolla nel reparto che ti interessa, poi paga alle casse, poi torna con la bolla al reparto, poi torna all'auto e vai nel magazzino, riconsegna la bolla con al ricevuta di pagamento e alla fine....ritira il tuo prodotto!) sempre con te in collo (dato che la macchina che avevamo era così piccola abbiamo stimato bene di non portare il passeggino a occupare altro spazio).
Una volta arrivati a casa siamo impazziti nel cercare di montare lo schermo in modo tale che non prendesse colpi (visto quanto è sottile è anche ultra delicato) e abbiamo cominciato a interpretare il telecomando con milioni di funzioni, a sincronizzare e registrare i canali.....ci sono volute ore! (e ancora non ci abbiamo capito niente!)
Tu scalmavani e cercavi di attirare la nostra attenzione capendo che c'era un gioco che ci impegnava molto più di te, al contrario di tutti gli altri momenti in cui comunque, volendo o non volendo, vieni sempre al primo posto.
Adesso è passata quasi una settimana e posso dire che molti dei miei timori sono stati rimossi. Diciamo che abbiamo già trovato un ritmo. Io e tuo padre riusciamo a rilassarci dopo le 21 quando tu inizi la nanna notturna e, anche grazie al nuovo dvd player, ci siamo già guardati dei bellissimi film con una risoluzione ottima sia dell'immagine che del suono (finalmenteeeeeee! dopo anni di torture!). Tu hai capito la presenza del nuovo intruso e qualche volta (ti metto sempre di spalle verso lo schermo mentre mi vedo il canale delle news internazionali, anche senza audio sperando che non ti accorga della tv accesa) riesci a farmela facendo un caschè all'indietro e sbirciando l'immagine anche a testa all'ingiù! Rimani una furba incredibile. A quel punto non posso darla vinta a te e al nuovo mostro. Non mi resta che prendere il telecomando (o meglio "dicomano" come lo chiama tuo padre con la mia relativa risposta "sì, vicino Corella") e premero OFF.
Quando poi sarai nelle braccia di Morfeo scatterà il nostro momento CINEMA. Per tutte le altre volte vinci tu, i tuoi giochi e la fantasia che devi sviluppare senza diavolerie tecnologiche ciucciacervello.
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| Se fossi nata qualche decina di anni fa ti saresti scontrata con questa faccia del mostro: quella che ha oggi è molto più algida e meno accogliente, spigolosa nella sua perfezione |
martedì 7 settembre 2010
Fartela sotto il naso
Cercare di nasconderti cosa stia succedendo non è uno scherzo. Non hai neppure cinque mesi (tra tre giorni) e già diventa difficile occultarti la realtà. Non che questo sia uno dei miei progetti nei tuoi confronti, direi tutt'altro: vorrò metterti sempre di fronte all'evidenza delle cose, spiegarti e farti capire da sola che ogni singola questione, oggetto, persona, situazione, ecccccccc.......ha non solo una realtà ma molte, come ogni singolo dettaglio possa essere compreso e considerato da più sfaccettature del REALE. Nello specifico mi sto riferendo al fatto di come tu sia vigile e attenta. FIN TROPPO!
Ogni settimana - un giorno solo - vado a Milano, in ufficio. La sveglia suona intorno alle 5.20 così ho il tempo di prepararmi con calma, e sopratutto in silenzio, considerando di spesso capita che ti debba dedicare in questo frangente anche una ventina di minuti in caso tu debba mangiare. Il treno parte alle 7 in punto, occorre prendere il motorino e andare alla stazione. Quando eri ancora più neonata non c'erano grandi problemi: se ti svegliavi ti allattavo, poi invece di metterti nella culla ti inserivo tra le braccia di tuo padre. Tu ti riaddormentavi fino alla poppata successivo, in questo giorno di mia assenza diciamo di "biberonata".
Ma adesso, già dalla scorsa settimana, la musica ha tutt'altra tonalità!
Tu dormi da più di due mesi alla mia destra nel tuo lettino. In genere ti addormenti verso le 21 o massimo le 21.30 e "dormi" (non dimentichiamoci però che le volte in cui ti giri & rigiri, ti capovolgi, perdi il ciuccio, vuoi mangiare sono più di dieci per notte, quindi anche se tu sei nel completo dormiveglia e mantieni gli occhi chiusi, io sono sveglissima, ahimè! ) fino alle 9 o alle 10 della mattina. Alla fine per te è facile, se hai fame ti svegli e ti inizi ad agitare, devo dire mai senza piangere, mangi ma poi appena ti riappoggio sul tuo megacuscino da adulto ti addormenti subito. Questo accade ogni dì tutti....tranne però il giorno in cui io devo sgattaiolare via da casa! ESATTAMENTE QUEL GIORNO tu decidi che non deve andare così!
TI svegli proprio intorno le 6, quando manca poco alla mia uscita e spalanchi gli occhi. Mi fissi con aria interrogativa di colei che non ha tutte le risposte ma ha alcune certezze, una in particolare: "Mamma te stai per andare via". Inutile specificare che io mi sento morire, cerco di recuperare la situazione incoraggiandoti a dormire, mentre con l'altra mano sveglio tuo padre.
A te: "Sù, sù, amore, dormi, cerca di dormire, ninna nanna, ninna nannaaaaaa......" impanicata.
A tuo padre: "Bashee, Bashee, svegliaaaaaaaa, Dalia è già sugli attenti, intuisce la fuga", cerco di sussarrare silenziosamente ma mostrando tutto il mio stato di agitazione.
Basheer si sveglia, comincia ad aprire un occhio, si rende conto e riorganizza le idee, si tira su e di dice di passarti a leui, di metterti nel letto.
A quel punto continuando a mugolare "ninnna nanna, ninna nanna", passo te-civetta nel mezzo del lettone, tamponandoti dal lato sinistro con due cuscini per evitare il capitombolo.
Tu stai lì con gli occhi protesi verso la VERITA'. Non comprendi perchè non sia al tuo fianco nel lettone ma sia in fondo ai piedi di tuo padre, noti la differenza delle luci, quelle accese nell'ingresso e anche una che arriva dalla cucina.
TUTTA MIA FANTASIA? Tutt'altro. Sto descrivendo quanto accade, ti conosco bene e non mi va di ingigantire o attribuirti cosa non fai.
Moralee/o conclusione? Ovvio che io me ne vado non appena scattano le 6.20, cerco di chiudere la porta piano ma soprattutto faccio in modo che i tuoi occhi non mi vedano uscire dalla camera. Tu sei lì tra le braccia di tuo wappachi che molto più di te deve combattare con il sonno e cercare di non addormentarsi.
Adesso sono le 9.45 e io sono in ufficio. Da casa mi dicono che stai dormendo. Sei stata sveglia fino alle 7 circa dopodichè ti sei abbandonata al pianto. Spero non perchè mi volevi. Spero che ancora tu non capisca. Alla fine siamo fortunate perchè devo assentarmi da casa (=te) un solo giorno. Guardiamo il lato positivo.
Resta il fatto che fartela sotto il naso non è possibile.
Nè ora nè domani.
Che verità sia!
Ogni settimana - un giorno solo - vado a Milano, in ufficio. La sveglia suona intorno alle 5.20 così ho il tempo di prepararmi con calma, e sopratutto in silenzio, considerando di spesso capita che ti debba dedicare in questo frangente anche una ventina di minuti in caso tu debba mangiare. Il treno parte alle 7 in punto, occorre prendere il motorino e andare alla stazione. Quando eri ancora più neonata non c'erano grandi problemi: se ti svegliavi ti allattavo, poi invece di metterti nella culla ti inserivo tra le braccia di tuo padre. Tu ti riaddormentavi fino alla poppata successivo, in questo giorno di mia assenza diciamo di "biberonata".
Ma adesso, già dalla scorsa settimana, la musica ha tutt'altra tonalità!
Tu dormi da più di due mesi alla mia destra nel tuo lettino. In genere ti addormenti verso le 21 o massimo le 21.30 e "dormi" (non dimentichiamoci però che le volte in cui ti giri & rigiri, ti capovolgi, perdi il ciuccio, vuoi mangiare sono più di dieci per notte, quindi anche se tu sei nel completo dormiveglia e mantieni gli occhi chiusi, io sono sveglissima, ahimè! ) fino alle 9 o alle 10 della mattina. Alla fine per te è facile, se hai fame ti svegli e ti inizi ad agitare, devo dire mai senza piangere, mangi ma poi appena ti riappoggio sul tuo megacuscino da adulto ti addormenti subito. Questo accade ogni dì tutti....tranne però il giorno in cui io devo sgattaiolare via da casa! ESATTAMENTE QUEL GIORNO tu decidi che non deve andare così!
TI svegli proprio intorno le 6, quando manca poco alla mia uscita e spalanchi gli occhi. Mi fissi con aria interrogativa di colei che non ha tutte le risposte ma ha alcune certezze, una in particolare: "Mamma te stai per andare via". Inutile specificare che io mi sento morire, cerco di recuperare la situazione incoraggiandoti a dormire, mentre con l'altra mano sveglio tuo padre.
A te: "Sù, sù, amore, dormi, cerca di dormire, ninna nanna, ninna nannaaaaaa......" impanicata.
A tuo padre: "Bashee, Bashee, svegliaaaaaaaa, Dalia è già sugli attenti, intuisce la fuga", cerco di sussarrare silenziosamente ma mostrando tutto il mio stato di agitazione.
Basheer si sveglia, comincia ad aprire un occhio, si rende conto e riorganizza le idee, si tira su e di dice di passarti a leui, di metterti nel letto.
A quel punto continuando a mugolare "ninnna nanna, ninna nanna", passo te-civetta nel mezzo del lettone, tamponandoti dal lato sinistro con due cuscini per evitare il capitombolo.
Tu stai lì con gli occhi protesi verso la VERITA'. Non comprendi perchè non sia al tuo fianco nel lettone ma sia in fondo ai piedi di tuo padre, noti la differenza delle luci, quelle accese nell'ingresso e anche una che arriva dalla cucina.
TUTTA MIA FANTASIA? Tutt'altro. Sto descrivendo quanto accade, ti conosco bene e non mi va di ingigantire o attribuirti cosa non fai.
Moralee/o conclusione? Ovvio che io me ne vado non appena scattano le 6.20, cerco di chiudere la porta piano ma soprattutto faccio in modo che i tuoi occhi non mi vedano uscire dalla camera. Tu sei lì tra le braccia di tuo wappachi che molto più di te deve combattare con il sonno e cercare di non addormentarsi.
Adesso sono le 9.45 e io sono in ufficio. Da casa mi dicono che stai dormendo. Sei stata sveglia fino alle 7 circa dopodichè ti sei abbandonata al pianto. Spero non perchè mi volevi. Spero che ancora tu non capisca. Alla fine siamo fortunate perchè devo assentarmi da casa (=te) un solo giorno. Guardiamo il lato positivo.
Resta il fatto che fartela sotto il naso non è possibile.
Nè ora nè domani.
Che verità sia!
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| Una civetta è la miglior immagine per descrivere come mi guardavi questa mattina mentre cercavo di uscir in fretta in furia dalla camera ma soprattutto dal tuo sguardo |
domenica 5 settembre 2010
Inutile girarci intorno: la nascita (5a e ultima parte)
E poi la vera nascita è arrivata, eccome se è arrivata: il 10 aprile 2010. 10.04.10. Suona anche bene.
I giorni successivi al falso allarme del 4 aprile, se i precedenti scorrevano lenti, posso dire che erano praticamente immobili. Le contrazioni, sempre più dolorose, erano ormai parte dell'abitudine e della frequenza non solo quotidiana ma di ogni ora. Solo nel momento in cui però arrivarono le VERE CONTRAZIONi mi accorsi come le altre non si potevano neppure definire tali. Diciamo che erano state come delle cugine di quarto grado emigrate in Australia.
Era un venerdì sera. Non stavo particolarmente male, tutt'altro. Andammo a letto intorno alle 23.30. Buonanotte.
E invece: ore 2.30 (del sabato mattina quindi) un dolore lancinante mi sveglia: LA TUA PRIMA VERA CONTRAZIONE. Non mi era ancora mai successo di sentire le contrazioni mentre dormivo, delle contrazioni tanto dolorose da svegliarsi.
Mi accorsi subito della genealogia diversa della loro natura.
"Basheer ci siamo, sono quelle del travaglio", esordii con tono fermo perché consapevole di cosa dicessi.
"OK, ok", si finse pronto tuo padre mentre era in preda al panico, "vediamo l'altra tra quanto arriva".
Quella dopo arrivò dopo poco. Il fatto di averne avute piccole e numerose i giorni precedenti aveva portato avanti il processo del travaglio. La successiva, invece di sopraggiungere circa dopo un'ora o quarantacinque minuti come accade per molte donne, arrivò a distanza di quindici minuti. Erano perfette, regolari come un orologio svizzero. Ma soprattutto di quelle che non ti concedono neppure la facoltà di pensare tanto è intenso il dolore. Ti spezzano in due per poi addolcirsi nella fase discente, solo in quell'istante ritorna possibile respirare.
Mi ricordo che l'unica via possibile era stare in piedi aggrappata al cassettone della nonna Albertina. Il suo marmo rigido e fermo in qualche modo mi permetteva di sentirmi ancorata quando invece il desiderio più profondo era di buttarmi giù e rotolarmi per il dolore.
"Andiamo all'ospedale?", mi chiedeva con cadenza regolare Basheer preoccupato.
"No, no, questa volta aspettiamo. Voglio essere certa che poi non si fermi tutto come l'altra volta", dicevo cercando di convincere anche me stessa di così tanto coraggio.
Quella notte mia mamma era di turno di notte. Avrebbe smontato alle sette della mattina. Potevamo o chiamare un taxi o chiamare l'ambulanza o cercare di far evadere mia mamma dal bunker del lavoro o telefonare a Michela.
Intorno alle 4 i dolori erano INSOPPORTABILI. Mi decisi (tutt'oggi non so come spiegarmi dove trovai le forze e soprattutto il coraggio) di entrare in doccia. Volevo verificare su pelle se quanto detto dalle ostetriche fosse vero: se la doccia avrebbe aumentato la frequenza e intensità del travaglio o se le avesse bloccate. Aiutata da tuo padre e cercando di non scivolare mi misi sotto l'acqua calda. Cercavo, per come era possibile, di respirare dal basso ventre e di stare tranquilla. Il travaglio seppur nel delirio del momento ha un fascino unico e non mi volevo far scappare la possibilità di gustarmelo fino in fondo.
Resistetti sotto lo scorrere dell'acqua per 5 minuti. Già dentro l'accappatoio mi accorsi che tu fremevi ancora più di prima: occorreva davvero correre all'ospedale!
Le contrazioni ormai erano ogni 5 minuti da oltre mezz'ora, si avvicinavano le 5 della mattina.
Chiamai Michela ma il telefono era staccato. Capii subito che c'era qualcosa di strano perché sapevo che da oltre un mese lo teneva acceso tutte le notti in attesa di una mia eventuale chiamata.
Mia mamma, che già fremeva da un'ora (l'avevo avvisata del travaglio definibile al 99% "certo"), nel frattempo aveva avuto il permesso di uscire prima. "Arrivo tra 15 minuti", mi tranquillizzò.
Ed eccosi di nuovo sull'auto blu verso Careggi. Questa volta non mi ricordo niente di cosa ci poteva essere fuori dal finestrino. ERO IN TRAVAGLIO.
Quando arrivai fui messa subito sotto la macchina del monitoraggio. Erano già le 6 della mattina.
Le ostetriche si accorsero subito di essere di fronte a un prossimo parto ma essendo una primipara (donna al primo parto) avevano dato per scontato che ci volessero ore. Invece tu hai battuto ogni record.
Nel frattempo mi squilla il cellulare: Michela. Era dispiaciutissima perché il cellulare era caduto di batteria, era acceso ma non si era accorto che la batteria ormai era finita. "Arrivo subito, mi fiondo", mi disse subito. "Cosa faccio a casa se tu sei a PARTORIRE????!!!!", con tono elettrizzato.
"Ma no Michi non stare a venire, vieni più darti, non ci sono problemi", la cercai di convincere.
"Ma stai scherzando??? Non ce la potrei mai fare a stare a casa, ARRIVOOOOO!"
Era come un vulcano in piena eruzione, non ce l'avrei mai fatta a fermarla e dopo poco ci rinunciai.
Intanto mi avevano dato la camera: la n°1. Alle pareti due quadri di ninfee, la grande vasca che contiene 600 litri d'acqua, le alte finestre, le pareti di colore blu, il grande letto matrimoniale, la cullina annessa al lettone, il bagno con tutti gli aciugamani puliti, gli armadi a muro completi di tutto il necessario per il piccolo in arrivo, il grande e lungo bancone con il lavandino per il bebè, il fasciatoio, creme&cremine.
Mi sentivo bene ma soprattutto feci amicizia con quella che da lì (ormai erano quasi le 7) alle 8.20 sarebbe divenuta la mia alleata: la fune-liana. E' un cordone in robusta stoffa e tela appesa al soffitto, serve alla donna in travaglio ad aggrapparsi e scaricare lì tutta la forza che viene dal dolore provato dalla contrazione. Non è niente di occidentale, tutt'altro. Ricrea le liane che nelle foreste in Africa e in Oriente sono utilizzate dalle donne per partorire. Qualcuna vi rimane appesa fino all'ultimo, mettendo alla luce il bambino in posizione verticale.
Mi piacque subito. Mi ci potevo dondolare ed aggrappare con forza diluendo il dolore e bilanciandolo con il respiro e il grido. Perché si io sono sempre stata favorevole all'emissione della voce durante il travaglio: permette al respiro di non essere bloccando evitando così il pericolo di non far arrivare l'ossigeno al bambino (inutile specificare la tragica conseguenza se questo avvenisse). ALLORA VIA AL GRIDARE!!!! Il mio non era isterico o futile o acuto ma di media lunghezza e dalla bassa tonalità, soprattutto di accompagnamento al respiro.
In tutto questo tuo padre ha assolto un ruolo fondamentale. Dal primo all'ultimo istante. Posso dire con tutta tranquillità di averlo letteralmente S T R I T U R A T O, aggrappandomi a lui (sulla sua spalla sinistra soprattutto) con tutta la forza del caso, ossia di una donna di oltre 70 chili, alta oltre 1e80 cm con la forza di un neonato scatenato e ampliato dal dolore universale della dogli in travaglio.....un ciclone insomma!
Lui non hai mai battuto ciglio o dato adito a cedimento. Imperturbabile come una posizione yoga eseguita da un maestro d'altri tempi.
Mia mamma e Michela (arrivata in ospedale alla velocità della luce) erano sedute da una parte e facevano il tifo, sbigottite osservando le mie due fasi che con tempismo regolare si alternavano (altro che Dr. Jekyll e Mr. Hide...):
_ un momento ridevo e riuscivo addirittura a fare qualche battuta, sempre appesa alla mia amica Liana e aggrappata come una sanguisuga a Basheer;
_ il momento successivo imprecavo e mi agitavo come un serpente a sonagli dondolami e spappolando le carni morbide di tuo padre sempre più dolorante (alla fine molto più di me!)
In un batter d'occhio si fecero le 8. Michela mi salutò, anche se io non mi accorsi di niente, perché doveva entrare a lavoro, tua nonna era sempre lì vigile e felice gioendo per ogni mia contrazione sapendo che tra veramente poco tempo ti avrebbe visto. E così era.
Le ostetriche tornarono intorno alle 8 pensando di trovarmi ancora moltoooo indietro e invece....restarono sbigottite! Mi trovarono molto più avanti del previsto per essere al mio primo parto.
"Non c'è tempo da perdere! Vieni Marta sdraiati qui sul letto e cerca di trovare la posizione che preferisci", mi tranquillizzarono prendendomi a braccetto ed estraendomi dalla mia Liana.
Non ho ricordi lucidi né una percezione del tempo in quei momenti. Ricordo di essere stata come in un tunnel, mi sentivo in un vortice. Nei pochi secondi in cui la contrazione smetteva ricordo che chiedevo: "Vado bene?" cercando di avere delle conferme. "Sei bravissima", mi rassicuravano, "davvero come se fossi al secondo o terzo parto. Continua così che presto vedrai Dalia".
Ha messo fuori la testina alle 8.45.
La tua nonna gridava: "Che testina nera! quanti capelli!".
Tuo padre era ancora di spalle rispetto alla scena dove tutto aveva luogo, mi guardava e mi teneva la testa, dal primo all'ultimo minuto, sentiva tutto ma sempre senza staccare lo sguardo dal mio volto.
POI ECCOTI.
HO SENTITO LA TUA VOCE.
ERA UN PIANTO NON DISPERATO.
NON ERA UN "AIUTOOOOO" MA UN "ECCOMI! SONO IOOOOO!!!".
Ti hanno preso e ancora legata a me dal cordone ombellicale ti hanno messo tra le mie braccia.
Mi hai guardato e ci siamo dette:
"ECCOTi. SO CHI SEI. SEI LA MIA MAMMA".
"ECCOTI. SO CHI SEI. BENVENUTA DALIA".
Abbiamo praticato come avevo sperato e desiderato il contatto pelle-a-pelle: tu ancora da lavare (ma in realtà eri pulitissima solo i capellini un po' appiccicosi) sul mio seno nudo per più di un'ora. Ti sei attaccata subito al mio seno. Le tue idee erano chiarissime. Ero io che seguivo te, tu a dare le istruzioni e io a seguirle.
L'Universo esplose. La nostra GIOIA all'infinito. L'ennesima potenza dell'esplosione.
Grazie.
I giorni successivi al falso allarme del 4 aprile, se i precedenti scorrevano lenti, posso dire che erano praticamente immobili. Le contrazioni, sempre più dolorose, erano ormai parte dell'abitudine e della frequenza non solo quotidiana ma di ogni ora. Solo nel momento in cui però arrivarono le VERE CONTRAZIONi mi accorsi come le altre non si potevano neppure definire tali. Diciamo che erano state come delle cugine di quarto grado emigrate in Australia.
Era un venerdì sera. Non stavo particolarmente male, tutt'altro. Andammo a letto intorno alle 23.30. Buonanotte.
E invece: ore 2.30 (del sabato mattina quindi) un dolore lancinante mi sveglia: LA TUA PRIMA VERA CONTRAZIONE. Non mi era ancora mai successo di sentire le contrazioni mentre dormivo, delle contrazioni tanto dolorose da svegliarsi.
Mi accorsi subito della genealogia diversa della loro natura.
"Basheer ci siamo, sono quelle del travaglio", esordii con tono fermo perché consapevole di cosa dicessi.
"OK, ok", si finse pronto tuo padre mentre era in preda al panico, "vediamo l'altra tra quanto arriva".
Quella dopo arrivò dopo poco. Il fatto di averne avute piccole e numerose i giorni precedenti aveva portato avanti il processo del travaglio. La successiva, invece di sopraggiungere circa dopo un'ora o quarantacinque minuti come accade per molte donne, arrivò a distanza di quindici minuti. Erano perfette, regolari come un orologio svizzero. Ma soprattutto di quelle che non ti concedono neppure la facoltà di pensare tanto è intenso il dolore. Ti spezzano in due per poi addolcirsi nella fase discente, solo in quell'istante ritorna possibile respirare.
Mi ricordo che l'unica via possibile era stare in piedi aggrappata al cassettone della nonna Albertina. Il suo marmo rigido e fermo in qualche modo mi permetteva di sentirmi ancorata quando invece il desiderio più profondo era di buttarmi giù e rotolarmi per il dolore.
"Andiamo all'ospedale?", mi chiedeva con cadenza regolare Basheer preoccupato.
"No, no, questa volta aspettiamo. Voglio essere certa che poi non si fermi tutto come l'altra volta", dicevo cercando di convincere anche me stessa di così tanto coraggio.
Quella notte mia mamma era di turno di notte. Avrebbe smontato alle sette della mattina. Potevamo o chiamare un taxi o chiamare l'ambulanza o cercare di far evadere mia mamma dal bunker del lavoro o telefonare a Michela.
Intorno alle 4 i dolori erano INSOPPORTABILI. Mi decisi (tutt'oggi non so come spiegarmi dove trovai le forze e soprattutto il coraggio) di entrare in doccia. Volevo verificare su pelle se quanto detto dalle ostetriche fosse vero: se la doccia avrebbe aumentato la frequenza e intensità del travaglio o se le avesse bloccate. Aiutata da tuo padre e cercando di non scivolare mi misi sotto l'acqua calda. Cercavo, per come era possibile, di respirare dal basso ventre e di stare tranquilla. Il travaglio seppur nel delirio del momento ha un fascino unico e non mi volevo far scappare la possibilità di gustarmelo fino in fondo.
Resistetti sotto lo scorrere dell'acqua per 5 minuti. Già dentro l'accappatoio mi accorsi che tu fremevi ancora più di prima: occorreva davvero correre all'ospedale!
Le contrazioni ormai erano ogni 5 minuti da oltre mezz'ora, si avvicinavano le 5 della mattina.
Chiamai Michela ma il telefono era staccato. Capii subito che c'era qualcosa di strano perché sapevo che da oltre un mese lo teneva acceso tutte le notti in attesa di una mia eventuale chiamata.
Mia mamma, che già fremeva da un'ora (l'avevo avvisata del travaglio definibile al 99% "certo"), nel frattempo aveva avuto il permesso di uscire prima. "Arrivo tra 15 minuti", mi tranquillizzò.
Ed eccosi di nuovo sull'auto blu verso Careggi. Questa volta non mi ricordo niente di cosa ci poteva essere fuori dal finestrino. ERO IN TRAVAGLIO.
Quando arrivai fui messa subito sotto la macchina del monitoraggio. Erano già le 6 della mattina.
Le ostetriche si accorsero subito di essere di fronte a un prossimo parto ma essendo una primipara (donna al primo parto) avevano dato per scontato che ci volessero ore. Invece tu hai battuto ogni record.
Nel frattempo mi squilla il cellulare: Michela. Era dispiaciutissima perché il cellulare era caduto di batteria, era acceso ma non si era accorto che la batteria ormai era finita. "Arrivo subito, mi fiondo", mi disse subito. "Cosa faccio a casa se tu sei a PARTORIRE????!!!!", con tono elettrizzato.
"Ma no Michi non stare a venire, vieni più darti, non ci sono problemi", la cercai di convincere.
"Ma stai scherzando??? Non ce la potrei mai fare a stare a casa, ARRIVOOOOO!"
Era come un vulcano in piena eruzione, non ce l'avrei mai fatta a fermarla e dopo poco ci rinunciai.
Intanto mi avevano dato la camera: la n°1. Alle pareti due quadri di ninfee, la grande vasca che contiene 600 litri d'acqua, le alte finestre, le pareti di colore blu, il grande letto matrimoniale, la cullina annessa al lettone, il bagno con tutti gli aciugamani puliti, gli armadi a muro completi di tutto il necessario per il piccolo in arrivo, il grande e lungo bancone con il lavandino per il bebè, il fasciatoio, creme&cremine.
Mi sentivo bene ma soprattutto feci amicizia con quella che da lì (ormai erano quasi le 7) alle 8.20 sarebbe divenuta la mia alleata: la fune-liana. E' un cordone in robusta stoffa e tela appesa al soffitto, serve alla donna in travaglio ad aggrapparsi e scaricare lì tutta la forza che viene dal dolore provato dalla contrazione. Non è niente di occidentale, tutt'altro. Ricrea le liane che nelle foreste in Africa e in Oriente sono utilizzate dalle donne per partorire. Qualcuna vi rimane appesa fino all'ultimo, mettendo alla luce il bambino in posizione verticale.
Mi piacque subito. Mi ci potevo dondolare ed aggrappare con forza diluendo il dolore e bilanciandolo con il respiro e il grido. Perché si io sono sempre stata favorevole all'emissione della voce durante il travaglio: permette al respiro di non essere bloccando evitando così il pericolo di non far arrivare l'ossigeno al bambino (inutile specificare la tragica conseguenza se questo avvenisse). ALLORA VIA AL GRIDARE!!!! Il mio non era isterico o futile o acuto ma di media lunghezza e dalla bassa tonalità, soprattutto di accompagnamento al respiro.
In tutto questo tuo padre ha assolto un ruolo fondamentale. Dal primo all'ultimo istante. Posso dire con tutta tranquillità di averlo letteralmente S T R I T U R A T O, aggrappandomi a lui (sulla sua spalla sinistra soprattutto) con tutta la forza del caso, ossia di una donna di oltre 70 chili, alta oltre 1e80 cm con la forza di un neonato scatenato e ampliato dal dolore universale della dogli in travaglio.....un ciclone insomma!
Lui non hai mai battuto ciglio o dato adito a cedimento. Imperturbabile come una posizione yoga eseguita da un maestro d'altri tempi.
Mia mamma e Michela (arrivata in ospedale alla velocità della luce) erano sedute da una parte e facevano il tifo, sbigottite osservando le mie due fasi che con tempismo regolare si alternavano (altro che Dr. Jekyll e Mr. Hide...):
_ un momento ridevo e riuscivo addirittura a fare qualche battuta, sempre appesa alla mia amica Liana e aggrappata come una sanguisuga a Basheer;
_ il momento successivo imprecavo e mi agitavo come un serpente a sonagli dondolami e spappolando le carni morbide di tuo padre sempre più dolorante (alla fine molto più di me!)
In un batter d'occhio si fecero le 8. Michela mi salutò, anche se io non mi accorsi di niente, perché doveva entrare a lavoro, tua nonna era sempre lì vigile e felice gioendo per ogni mia contrazione sapendo che tra veramente poco tempo ti avrebbe visto. E così era.
Le ostetriche tornarono intorno alle 8 pensando di trovarmi ancora moltoooo indietro e invece....restarono sbigottite! Mi trovarono molto più avanti del previsto per essere al mio primo parto.
"Non c'è tempo da perdere! Vieni Marta sdraiati qui sul letto e cerca di trovare la posizione che preferisci", mi tranquillizzarono prendendomi a braccetto ed estraendomi dalla mia Liana.
Non ho ricordi lucidi né una percezione del tempo in quei momenti. Ricordo di essere stata come in un tunnel, mi sentivo in un vortice. Nei pochi secondi in cui la contrazione smetteva ricordo che chiedevo: "Vado bene?" cercando di avere delle conferme. "Sei bravissima", mi rassicuravano, "davvero come se fossi al secondo o terzo parto. Continua così che presto vedrai Dalia".
Ha messo fuori la testina alle 8.45.
La tua nonna gridava: "Che testina nera! quanti capelli!".
Tuo padre era ancora di spalle rispetto alla scena dove tutto aveva luogo, mi guardava e mi teneva la testa, dal primo all'ultimo minuto, sentiva tutto ma sempre senza staccare lo sguardo dal mio volto.
POI ECCOTI.
HO SENTITO LA TUA VOCE.
ERA UN PIANTO NON DISPERATO.
NON ERA UN "AIUTOOOOO" MA UN "ECCOMI! SONO IOOOOO!!!".
Ti hanno preso e ancora legata a me dal cordone ombellicale ti hanno messo tra le mie braccia.
Mi hai guardato e ci siamo dette:
"ECCOTi. SO CHI SEI. SEI LA MIA MAMMA".
"ECCOTI. SO CHI SEI. BENVENUTA DALIA".
Abbiamo praticato come avevo sperato e desiderato il contatto pelle-a-pelle: tu ancora da lavare (ma in realtà eri pulitissima solo i capellini un po' appiccicosi) sul mio seno nudo per più di un'ora. Ti sei attaccata subito al mio seno. Le tue idee erano chiarissime. Ero io che seguivo te, tu a dare le istruzioni e io a seguirle.
L'Universo esplose. La nostra GIOIA all'infinito. L'ennesima potenza dell'esplosione.
Grazie.
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| Appeso fuori dalla stanza n° 1 del Centro Margherita (10-12 aprile 2010) |
sabato 4 settembre 2010
...lo chiamano solo "mal di orecchi" ma è ben altro!
Qualsiasi sintomo o patologia se viene correlato all'essere-uomo-ADULTO ha un senso ma se lo stesso disagio viene applicato a un neonato....scatta l'inferno!
In realtà al mare mi ero accorta (quindi si parla di ben oltre due settimane fa) che ogni tanto la tua manina sinistra andava a toccarsi, con precisione che non avrebbe lasciato adito a mal interpretazioni, il tuo orecchio sinistro. Però tutta concentrata come ero sui tuoi dentini non ci avevo fatto molto caso, ossia pensavo che facendoti male la parte sinistra della guancia tu indicassi la zone in generale. Invece, altro che approssimazione! Eri stata molto precisa e in questo non ho colto a pieno il tuo segnale. Ma non mi voglio colpevolizzare più di tanto perché il mal di denti, la smania che ormai da quasi due mesi manifesti in continuazione, attirava ogni nostra attenzione.
Eravamo andati dal pediatra proprio giovedì della scorsa settimana e lì abbiamo scoperto che a farti dannare non erano le nuove zannette da Dracula ma l'orecchio. Il problema sta nel fatto che, in ogni tipo di relazione, la comunicazione è alla base di tutto: poche parole poca comprensione. Va bene non parlare a caso ma anche essere criptici più del rebus della Sfinge è terribile.
Mi riferisco al nostro pediatra: dottore vecchio stampo tanto che per la sua presenza imponente viene quasi da chiamarlo "professore". Il medico in questione - chiamiamolo Prof. Procione (assomiglia un po' al grazioso animaletto anche se il Prof. è molto meno carino e molto più imbiancato!) - dopo averti visitato ha esordito dicendo: "Credo che non piangesse per mal di denti ma per mal di orecchio". STOP. NIENT'ALTRO. Senza specificare la gravità o per quanto sarebbe durato o da quando ti fosse iniziato il dolore. Quel che è peggio è che non sono riuscita neppure a fargli delle domande. Si è limitato a scriverci la ricetta di alcune goccioline e arrivederci. Ce ne siamo andato senza capire quanto il problema fosse più o meno grave, in via di guarigione o meno!!! Che senso aveva allora aver passato quella visita?
Dopo lo scorso fine settimana a Corella la situazione è degenerata, forse hai preso troppo vento nonostante siamo stati per la maggior parte del tempo in casa. Da lunedì sera poi non usciamo, prevenendo qualsiasi altra ventata. Pensavo tu stessi meglio mettendoti per ben tre volte al giorno le goccie del Mr. Procione ma ieri tutto è crollato all'impossibile! Il pianto era divenuto una sirena dal sibilo in grado di raggiungere distanza incommensurabili! Alle 17.25 ho chiamato un tax e.....via! Verso il Pronto Soccorso del Meyer, l'ospedale per bambini.
La prima volta che eravamo andati al Meyer avevi solo 40 giorni per il problema del rigurgito che ormai da 24 ore non smetteva. Ti fecero una eco al piloro per controllare che non ci fossero malformazioni. Quella volta arrivammo alle 21 della sera e tornammo a casa oltre le 3 di notte, tantissimi bambini erano lì in attesa di cure. Ieri per fortuna c'erano prima di noi solo due o tre bambini tutti per piccoli incidenti stile "Tarzan sono io nonostante sia al parco di fronte casa".
E' stato il nostro turno dopo poco. Una simpatica dottoressa ti ha visitato, facendoti ridere posso dire che eri tranquilla. La dottoressa ci ha sconsigliato l'uso di quelle maledette gocce, addirittura peggiorano il problema! MA DOTT. PROCIONE COSA CI COMBINI!?!?!?!?!!!!!! Mi sono sempre fidata di lui, devo rivedere la mia posizione???? Spero proprio di no! Voglio e dovrò rendergli un'altra occasione....
Siamo tornati a casa prima del tramonto del sole, Zia Chiara è venuta a prenderci all'entrata dell'ospedale. l'hai accolta con una risata fragorosa tanto da convincerla a restare a cena da noi (sarà forse stato anche per l'ottima cena indiana che l'attendeva con tanto di riso thai, raita di pomodoro, cetriolo e menta, pollo al curry leafs e cocco.....).
Adesso sei in salotto a ridere e giocare con wappachi, sottoposta a mattina e sera alla tachipirina ma molto più serena. L'importante è questo, al Dott. Procione penseremo la prossima volta!
In realtà al mare mi ero accorta (quindi si parla di ben oltre due settimane fa) che ogni tanto la tua manina sinistra andava a toccarsi, con precisione che non avrebbe lasciato adito a mal interpretazioni, il tuo orecchio sinistro. Però tutta concentrata come ero sui tuoi dentini non ci avevo fatto molto caso, ossia pensavo che facendoti male la parte sinistra della guancia tu indicassi la zone in generale. Invece, altro che approssimazione! Eri stata molto precisa e in questo non ho colto a pieno il tuo segnale. Ma non mi voglio colpevolizzare più di tanto perché il mal di denti, la smania che ormai da quasi due mesi manifesti in continuazione, attirava ogni nostra attenzione.
Eravamo andati dal pediatra proprio giovedì della scorsa settimana e lì abbiamo scoperto che a farti dannare non erano le nuove zannette da Dracula ma l'orecchio. Il problema sta nel fatto che, in ogni tipo di relazione, la comunicazione è alla base di tutto: poche parole poca comprensione. Va bene non parlare a caso ma anche essere criptici più del rebus della Sfinge è terribile.
Mi riferisco al nostro pediatra: dottore vecchio stampo tanto che per la sua presenza imponente viene quasi da chiamarlo "professore". Il medico in questione - chiamiamolo Prof. Procione (assomiglia un po' al grazioso animaletto anche se il Prof. è molto meno carino e molto più imbiancato!) - dopo averti visitato ha esordito dicendo: "Credo che non piangesse per mal di denti ma per mal di orecchio". STOP. NIENT'ALTRO. Senza specificare la gravità o per quanto sarebbe durato o da quando ti fosse iniziato il dolore. Quel che è peggio è che non sono riuscita neppure a fargli delle domande. Si è limitato a scriverci la ricetta di alcune goccioline e arrivederci. Ce ne siamo andato senza capire quanto il problema fosse più o meno grave, in via di guarigione o meno!!! Che senso aveva allora aver passato quella visita?
Dopo lo scorso fine settimana a Corella la situazione è degenerata, forse hai preso troppo vento nonostante siamo stati per la maggior parte del tempo in casa. Da lunedì sera poi non usciamo, prevenendo qualsiasi altra ventata. Pensavo tu stessi meglio mettendoti per ben tre volte al giorno le goccie del Mr. Procione ma ieri tutto è crollato all'impossibile! Il pianto era divenuto una sirena dal sibilo in grado di raggiungere distanza incommensurabili! Alle 17.25 ho chiamato un tax e.....via! Verso il Pronto Soccorso del Meyer, l'ospedale per bambini.
La prima volta che eravamo andati al Meyer avevi solo 40 giorni per il problema del rigurgito che ormai da 24 ore non smetteva. Ti fecero una eco al piloro per controllare che non ci fossero malformazioni. Quella volta arrivammo alle 21 della sera e tornammo a casa oltre le 3 di notte, tantissimi bambini erano lì in attesa di cure. Ieri per fortuna c'erano prima di noi solo due o tre bambini tutti per piccoli incidenti stile "Tarzan sono io nonostante sia al parco di fronte casa".
E' stato il nostro turno dopo poco. Una simpatica dottoressa ti ha visitato, facendoti ridere posso dire che eri tranquilla. La dottoressa ci ha sconsigliato l'uso di quelle maledette gocce, addirittura peggiorano il problema! MA DOTT. PROCIONE COSA CI COMBINI!?!?!?!?!!!!!! Mi sono sempre fidata di lui, devo rivedere la mia posizione???? Spero proprio di no! Voglio e dovrò rendergli un'altra occasione....
Siamo tornati a casa prima del tramonto del sole, Zia Chiara è venuta a prenderci all'entrata dell'ospedale. l'hai accolta con una risata fragorosa tanto da convincerla a restare a cena da noi (sarà forse stato anche per l'ottima cena indiana che l'attendeva con tanto di riso thai, raita di pomodoro, cetriolo e menta, pollo al curry leafs e cocco.....).
Adesso sei in salotto a ridere e giocare con wappachi, sottoposta a mattina e sera alla tachipirina ma molto più serena. L'importante è questo, al Dott. Procione penseremo la prossima volta!
| Questo è un procione vero, molto più carino del nostro pediatra! |
giovedì 2 settembre 2010
Cantando...ma senza scarpe!
Mi ero accorta già da ieri che mentre ti cantavo (con la mia dotatissima voce intonata come una campana della chiesa più sperduta al mondo) una delle mie solite canzoni, o inventata o del mio passato ahimè anche scout - l'importante è come dice zia Giulia cantare a bassa voce, sembra che così le stonature passano inosservate - tu cerchi di cantare con me! Dai il via a uno strano mugolio che solo ieri pensavo fosse "casuale" ma oggi proprio no, mi hai dato prova che è tutt'altro frutto del caso!
Cerchi di cantare accompagnandomi, mugolando e cercando di seguire la mia intonazione.
Inutile stare a descrivere l'emozione, spaziale.
E' buffo vedere la tua faccetta che palesemente si impegna e cerca di cantare!
Tutto, come ho già premesso, a una condizione: quella che tu non abbia alcun paio di scarpe ai piedi.
Se dovessi contare quante paia di scarpette tu sia già in possesso mi sale l'ansia pensando che sono tutte da sfruttare in questi pochi mesi, sono tantissime! Il tuo piede di certo non si ferma di crescere per poterle indossare in tempo...
La gran parte sono state regalate ma qualcuna è anche stata "passata" dai tuoi amichetti coetani, scarpe bellissime e nuove.
Qualche esempio? eccole qua:
- un paio di babbucce in stile indiano color rosa fucsia tendente al vinaccia abbottonate sul fianco con un bottoncino rivestito di stoffa;
- un paio classiche in pelle blu con gli occhietti stile anni 80 (potrebbero essere le mie di quando ero piccola);
- un paio di ballerine rosse Prenatal con piccoli brillantini assolutamente deliziose e non pacchiane;
- un paio di sandaletti bianchi intrecciati in pelle bianca (forse solo le uniche che hai sfruttato, avendole indossate ben 3 volte durante questa estate);
- un paio di splendide ballerine in pelle blu e bianca originali D&G che, nonostante io non sia per niente amante delle grandi firme, devo riconoscere essere realizzate con estrema precisione in ogni dettaglio;
- un paio di scarpette da inverno in cuoio e stoffa blu, comode e calde;
- un altro paio di tela bianca stile scarpa da tennis London-style con una filo da legare sul polpaccetto;
- un paio di scarpette ginniche della Adidas in fucsia e argento con chiusura a strappo;
- le classiche Superghina blu e bianca storiche fin dagli anni settanta (anche questi le avevo da piccola, da classificare tra Le Memorabili).....
Queste solo per citare le più graziose...e tu cosa fai??? Le detesti!!!!
Ogni volta che cerchiamo di mettertele nei primi minuti fila tutto liscio....poi inizia il delirio!!!! Cerchi in tutti i modi di togliertele cominciando a sfregare i piedi all'impossibile fino a che, esausta, una delle due scarpe cade a terra. Dopo poco è il turno dell'altra!!!
Ci abbiamo provato più volte nel corso di questa estate e lo stesso ho fatto questo pomeriggio, sfruttando l'occasione del cambio dell'armadio (con gran dispiacere ho cominciato a mettere via dei vestiti troppo estivi, ribadisco a gran malincuore! tutine e vestiti bellissimi che ti hanno accompagnato in questi caldi mesi adesso devo finire nel sacchetto delle COSE PICCOLE per essere archiviate a casa della nonna, magari in attesa della tua fratellina o del tuo sorellino, quando sarà il momento...)
Che dire, non mi resta che rispettare il destino e soprattutto te: NIENTE SCARPE, puoi dormire tranquilla. Almeno per il momento, non nascondo che ci tenterò di nuovo!
Nel frattempo mi consolerò con la tua vocina...ululante!
| I fantastici sandaletti evergreen ancora da rinnovare....per fortuna sono grandi, ancora c'è tempo! |
Inutile girarci intorno: la tua nascita (4a parte)
Sempre a braccetto di mia mamma mi indirizzavo verso l'entrata. La parte da raggiungere era il Centro Margherita dove avevo deciso di partorire già nei primi mesi della tua vita dentro di me. In questa sezione dell'ospedale non si aggirano dottori né vi lavorano, il tutto è gestito da ostetriche. Sono le ostetriche che visitano la donna (già da un primo incontro intorno la 37a settimana e dopo un'accurata visione di tutti gli analisi precedenti nonché dell'andamento in generale della tua gravidanza ti comunicano o meno se tu possa far parte del percorso Margherita ossia che la tua gravidanza non presenti rischi: io con mia enorme gioia ero stata accettata!!!) prima e durante il ricovero, provvedano al parto - ovvio, salvo complicazioni dell'ultimo minuto, ti istruiscono sull'allattamento e sulle cure da dare al neonato. Il Centro Margherita prevede solo il parto naturale da compiere nella posizione che la donna preferisce, in piedi come carponi, in acqua o stesa sul letto, alla presenza di una o due ostetriche e con la partecipazione del marito che ha un ruolo fondamentale in questo tipo di travaglio.
(Ero rimasta da subito affascinata da questa struttura - che fa sempre parte dell'ospedale pubblico e del suo iter tradizionale ma per me così asettico e ospedaliero ma nel contempo ne è così diversa. Parlando con Basheer abbiamo deciso che volevamo che tu nascessi secondo la tradizione più classica del parto. Senza sale operatorie, bisturi, medicinali di ogni tipo: se avessero ritenuto che la mia gravidanza fosse idonea e che nel parto non avremmo corso alcun rischio il Centro Margherita ti avrebbe ospitata non appena nascessi! Altro aspetto fondamentale per cui l'ho scelto è stata la tecnica del contatto a pelle, ossia non appena il bambino nasce metterlo sulla madre anch'essa nuda, permettendo al cucciolino di allattarsi magari ancora legato alla madre dal cordone ombellicale. Troppe volte ci scordiamo che siamo ANIMALI e la legge degli ANIMALI è l'unica da seguire).
Salimmo le scale che conducono al primo piano dove, come un grande nido o meglio come un grande ovulo, si snoda il Centro Margherita. Alle pareti disegni di bambini e tante foto di bimbi da ogni parte del mondo. Non mi scorderò mai gli occhi di un bimbo tibetano tanto la loro profondità sembrava spaccare il vetro che la conteneva.
Suonammo il campanello e una ostetrica venne ad aprire. Erano più delle 2 della notte.
"Ciao Marta. Allora vediamo subito cosa sta combinando la tua piccolina", mi accolse questa voce.
Mia mamma e Basheer erano sempre con me. mi seguivano con altrettanta partecipazione. Mi fecero entrare in una sala con molte apparecchiature per dare il via al monitoraggio, sentire e registrare il battito del cuore, sia il mio che il tuo Dalia per controllare e misurare le contrazioni, la loro frequenza e la loro intensità.
Arrivati a questi punto, ti aspetterai di leggere: "io intanto stavo sempre peggio".
NO, INVECE NO.
Io, davvero impossibile a dirsi per quanto stavo male a casa.....stavo meglio!!!! Proprio così: non avevo più quei dolori lancinanti! Incredibile! Tutta quella folle corsa all'ospedale, la regolarità e l'infittirsi delle contrazioni e poi....niente. NIENTE; FINITO TUTTO.
"La piccola adesso si è addormentata", sillabò l'ostetrica. "Dorme e ha deciso di bloccare il processo delle contrazioni. A volte accade. Non metto in dubbio che avessi della numerose e dolorose doglie a casa ma qualche volta, anche se sembra impossibile chc un processo del genere si possa arrestare, il bambino decide che ancora non è tempo".
E tu, Dalia, avevi fatto proprio così. Avevi cambiato idea. Credo sia latino il detto: "Solo gli stupidi non cambiano mai idea". Allora, diciamo, che quella sera avemmo qualche certezza sul tuo grado intellettivo!
Incredibile, pensai. Ero come delusa. Avevo creduto che sarebbe stata la magica ora, che da quel momento la mia vita fosse davvero cambiata e invece....invece ancora dovevo attendere.
"Ma quanti giorni ci vorranno ancora?", chiesi spaesata.
"Non si può sapere. Ci potrebbero volere ancora 2 giorni, come una settimana, come dieci", mi rispose con pacatezza l'ostetrica, non sapendo in cuor suo che per me era come se avesse pronunciato la parola SECOLI. "Non ti preoccupare è normale, soprattutto alla prima gravidanza, prendere un abbaglio. Sono tante le coppie che arrivano in ospedale perché a casa le contrazioni avevano un loro incalzare e poi una volta qui tutto si blocca. La prossima volta ti consiglio di fare una doccia prima di decidere di venire in ospedale, sarà la prova del nove. Se sarà stato un falso allarme, la doccia ha la capacità di fermare le false contrazioni, mentre se il vero travaglio ha preso inizio la doccia le farà diventare ancora più dolorose e frequenti", mi consigliò.
"Farò di certo così", mi convinsi con decisione, "non voglio più cadere vittima di quest'abbaglio illusorio".
Ringraziammo per la cortesia e professionalità che mi avevano offerto in quel primo incontro sul posto. Io stavo bene, stanca ma senza alcun più dolore. Ormai si erano fatte più delle tre e io mi vedevo scendere quelle scale a "mani vuote" come non avrei mai pensato. E' stato triste risalire in auto e dirigersi di nuovo verso casa ma queste erano le regole del GIOCO, il GIOCO DELLA PAZIENZA, così tanta PAZIENZA come mai altre volte nella vista mi era stata richiesta.
Addormentarsi quella notte non fu semplice. Fissavo il tuo lettino colore canna da zucchero, vuoto, pensavo che l'unica strada possibile era quella della calma e della ragione: saresti presto arrivata, mi dovevo sapere gustare anche questo (difficile) stato di attesa. Anche quello doveva avere il suo fascino....da qualche parte molto nascosta.
(continua)
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| Il Centro Margherita dell'Ospedale di Careggi a Firenze |
mercoledì 1 settembre 2010
Inutile girarci intorno: la tua nascita (3a parte)
| Le tue primissime scarpette |
Un piccolo salto indietro: siamo alle ore 20 del 4 aprile 2010.
Affaticata dalla giornata (quando hai 11 kg in più e non riesci neppure a vederti i piedi, anche solo stare a sedere a ingurgitare delizie culinarie è faticoso....) mi stavo godendo il mio divano, spaparazzata come una matrona romana. Eccola, la prima fitta, la prima contrazione. Non sto neppure a dirlo a Basheer. Quando il bambino per gioco gridava "Al lupo! Al lupo!", tutti sanno che quando il lupo arrivò davvero nessuno gli credette e il lupo se lo mangiò.
"Vediamo se ne arriva un'altra", pensai.
E un'altra arrivò, dopo 35 minuti.
Dopo un'altra ancora dopo 30 minuti, parlai.
"Basheer questa è già la terza contrazione a distanza di mezz'ora", esordii.
Basheer, ormai da giorni spaesato e sempre sul chi-va-là avendo la chiara consapevolezza che ogni momento poteva essere quello giusto, drizzò le antenne.
"Ok, ok, come diciamo sempre non facciamoci prendere dal panico", subito tra l'attento e l'agitato, " prendo il cellulare e lo tengo sott'occhio così vediamo quando arriva la prossima.
30 minuti, 20 minuti, 15 minuti, 10 minuti.
ALT!!!! Ogni 10 minuti?!?!?!!!! Ma si stanno avvicinando sempre di più!
Ero preparata perché al corso pre-parto ti istruiscono ben bene facendoti una testa grande come un cocomero: ANDARE ALL'OSPEDALE SOLO QUANDO LE CONTRAZIONI SONO CIRCA 3 IN 10 MINUTI.
Mi ero promessa che al momento X non mi sarei fatta prendere dal panico e avrei rispettato questa tempistica ma una cosa è dirlo quando non sai cosa realmente accadrà e una cosa è "eseguirlo" quando ci sei davvero, quando il dolore si impossessa oltre del tuo corpo anche e SOPRATTUTTO della tua testa. Perdi la consapevolezza della ragione dovendo cercare di gestire una cosa ben più grande di te!!!!
Una cosa era certa: le contrazioni erano regolari, facendomi capolino ogni 10 minuti, esattamente 600 secondi. Le lancette erano anche andate avanti, si eran già fatta mezzanotte.
Da aprire a questo punto una parentesi fondamentale.
A differenza di qualsiasi altra coppia che si trova in questa circostanza, io e Basheer invece di essere in 3, ossia moglie marito e auto (=lo strumento più necessario in questa circostanza), noi eravamo solo in 2, noi due soltanto, COMPLETAMENTE SPROVVISTI DI AUTO, il mezzo che ti permette come una magica astronave di condurti all'OSPEDALE, ambita meta per ogni donna che non vede l'ora di partorire. Abbiamo sempre saputo di non poter essere autonomi in questa che è la fase finale nonché quella determinante ma non ci siamo mai preoccupati più di tanto. Sapevamo bene che potevamo contare o su mia mamma (che massimo nel giro di 20-25 minuti sarebbe stata a casa nostra) o su Michela, la mia amica più storica presenza inossidabile in ogni dove & quando della mia vita. Addirittura posso dire che nel corso delle ultime settimane tra le due era sorta una sorta di gara (senza che nessuna delle due parlasse di questo con l'altra): sia mia mamma che Michela mi chiedeva di chiamarla nel fatidico momento, ognuna voleva avere il "privilegio" di portarmi all'ospedale per farti nascere, Dalia. Non sapevo chi alla fine davvero ci avrebbe accompagnato anche se mi sarebbe dispiaciuto privare mia madre di compiere tale gesto sapendo quando ci teneva.
Quando le contrazioni si infittirono ogni 15 minuti chiamai mia madre. La dovevo in qualche modo avvisare, anche per darle il tempo di prepararsi e arrivare a casa nostra. Le descrissi come le altre volte tutti i sintomi e anche lei concordò sul mitico: "CI SIAMO! CREDO PROPRIO CHE SIA IL CASO DI ANDARE ALL'OSPEDALE!"
Non ci volevo credere, forse dopo poche ore ti avrei visto! Certo, il più era ancora tutto da fare ma non ci pensavo neppure al dettaglio "parto", pensavo solo al premio finale!
Mia mamma suonò il nostro campanello dopo soli 25 minuti trovandomi in condizioni non di certo ottimali ma perfettamente ideali per la situazione in cui ero:
- bianca come un cencio
- in preda alla caldane un secondo dopo
- vigile nel dover gestire il mal di reni dietro nel basso schiena (segnale distintivo quanto la contrazione)
- stretta nella respirazione alternando momenti di pace agli altri che ti tolgono ogni forza
Vedendo che mia mamma - figlia di un'ostetrica in aggiunta alla sua esperienza di donna partoriente per ben tre volte - che mi confermava che era il caso di correre all'ospedale, mi convinsi che era l'ora di andare!
E la borsa per la mia degenza? Quella era pronta ormai da tre settimane! Le ostetriche o il ginecologo (nel mio caso la mai adorata ostetrica Cinzia, figura fondamentale per tutti i miei 9 mesi di cui avrò occasione di parlare) consigliano di preparare tutto il necessario già intorno alla 32a settimana per non avere brutte sorprese. Io avevo preparato tutto con estrema attenzione e che emozione nel farlo!
Il contenuto di una borsa per sole 48 ore di ospedale per un parto assomiglia per mole a un valigione per una vacanza intercontinentale:
- accappatoio
- 2 o 3 asciugamani
- phone
- 3 camicie da notte
- calzini bianchi
- infradito per la doccia
- 1 paio di pantofole (o come nel mio caso di ballerine.....molto più carine di antiestetiche pantofole da casalinga disperata in pensione!)
- 1 magliettona comoda per il travaglio
- piatti posate tazza e bicchiere
- slip usa e getta
- 3 rotoloni di carta assorbente
- saponi speciali
- indumenti per quando si è dimessi
- cibo per il presto-neo-papà: ebbene sì, ti consigliano di portare biscotti, succhi di frutta, marmellatine o cioccolata per il marito che ti seguirà durante il parto (anche lui si stanca quasi quanto la donna in travaglio!)
- le cose per il piccolo: 3 body, 3 tutine, la coperta per coprirlo quando sarete dimessi, un cappellino...
Insomma...una borsa pesantissima! Ma io mi ero divertita nel sistemare tutto al meglio, cercando di sostituire questo con quello e viceversa.
Mia mamma mi prese a braccetto per aiutarmi a scendere le scale mentre Basheer prendeva il borsone e chiudeva il portone. Erano le 1 di notte. Quando in fondo alle scale mi si aprì il portone di fronte avvertii una fortissima senzazione di freddo. E' difficile spiegare cosa sentissi. Ero come in un vortice, avevo bisogno di essere sostenuta per non cadere. Non avevo idea di cosa sarebbe successo. Non ci pensavo, stavo solo concentrata sul mio dolore, su di te che stavi arrivando.
La macchina si mise in moto. Non mi ricordo il tragitto che fece, mi ricordo solo che avevo la testa bassa e con la coda dell'occhio vedevo sulla destra frammenti della città in preda alla fitta pioggia.
(continua)
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