lunedì 30 agosto 2010

Un passo indietro

La tua prima vera bambola, Olga, regalata dalla zia Michela




Mi sto rendendo conto adesso che esatttamente un anno fa, oggi, indossavo lo stesso vestito che indosso oggi. Si potrebbe pensare: dunque? In effetti niente di strano, nessuna stranezza in circostanze normali ma se ripenso  a cosa sentivo e cosa provavo - esattamente oggi un anno fa - mi fa uno strano effetto. Il capo in questione è un vestito di seta a maniche a bombolino che si stringe su un lato, lungo poco sopra il ginocchio, bianco e nero, tipo maculato, ben lontano alla classica macchia stile Pongo & Peggy in "La carica dei 101". Niente di eccessivamente costoso o elegante ma un abito con una identità ben definita e che non passa inosservato. Lo scorso anno (ripeto: OGGI), al contrario delle molte altre volte in cui lo avevo messo, mi ci sentivo goffa e gonfia e strana e fuori aggio ma al contempo esplodevo e schizzavo dalla gioia: per la prima volta venivo in ufficio dopo le vacanze estive con la consapevolezza di aspettare un bambino. Ero al primo mese e mezzo della mia gravidanza, ovviamente non si poteva agli occhi delle persone parlare di una "pancetta già evidente" ma per me era così: sentivo una presenza nuova dentro di me, nuove forme si stavano impossessando del mio corpo! Ne ero incuriosita e affascinata, impaziente di capire cosa sarebbe successo. Erano passati pochi più di 10 giorni dal giorno in cui avevamo fatto il test di gravidanza, dal 17 agosto 2009. Ancora prima di avere l'esito IO GIA' SAPEVO ma a me e Basheer aoccorreva comunque una prima  conferma clinica. La TUA presenza è arrivata grazie a quel misterioso cilindretto in plastica che invece di una linietta rosa ne segnava, con tutta la nostra abbagliante gioia, ben due.

Oggi, 30 agosto 2010, ritorno in ufficio dopo un anno particolare, pieno di ansie e gioie. Ansie dovute alla voglia e alla speranza che tutto andasse nel migliore dei modi. Gioie date dalla conferma che la gravidanza procedeva al meglio. Bianco e Nero. Ying e Yang. Ma questa è un'altra storia.

Le nostre vite sono segnate da numeri, circostanze, casualità. Poi ci ripensi, per caso. Ci pensi un attimo, ricalcoli, tiri qualche linea e ti accorgi che di CASO c'è ben poco. Siamo attanagliati da sottili fili che, tessuti e tramati in maniera fitta, riconducono a una sola grande matassa dal nome di VITA.

Sorrido, compiaciuta, ripensando  - dentro l'ormai mitico vestito di seta - ai 365 passati. A quella che immaginavo e a quella che adesso conosco. Dalia era un desiderio, adesso sono due occhi neri che mi guardano e senza voce parlano, parlano, parlano......