| In tua attesa, il tuo guardaroba |
Se ho deciso di parlarti giorno giorno (o quasi) di cosa è successo da quando sei nata (e anche del prima) non posso non parlare dell'ora X: la tua nascita. Premetto che non mi interessa sembrare la classica mammina patetica e smielata. Nel momento in cui ti trovi a essere MADRE tutta la visuale intorno a te acquisce una dimensione nuova e tutto questo accade da quando il tuo pargoletto mette la testa fuori dal tuo corpo, decide di uscire allo scoperto e gridare: "A MIO RISCHIO E PERICOLO.......ARRIVO MONDO!!!"
Qualsiasi altra mamma legga queste mie parole potrà comprendere fino in fondo di cosa parlo. Mi riferisco a quella ansimante voglia di partorire che ti prende intorno le ultime settimane di gravidanza, intorno a quelle che TU e solo TU pensi siano gli ultimi giorni, quelli che chiudono l'esperienza dei nove mesi precdenti. Così quando ti aggiri intorno alla 33a, 34a, 35a settimana ti sembra di essere ormai arrivata al traguardo....e invece manca un mese e a volte anche più! E' quello il mese DIABOLICO! L'ultimo mese è il più terribile: sono i giorni in cui ormai pensi di essere arrivata al momento in cui stringerai il piccoletto tra le tue braccia, potrai baciarlo, strapazzarlo e quant'altro....e invece.....e invece quel momento non sembra mai arrivare! Non fai che controllare l'orologio, le giornate passano lentissime, ormai non hai più fiato, la pancia è gigantesca e la sua ampiezza toglie ogni forza, sei costretta a stare il maggior tempo seduta sul divano (quando invece per tutto il resto del tempo hai sempre scavallato e scorrazzato portando avanti tutte le tue mille attività! ma adesso dove sono andate tutte le mie forze?!?!?!!!????) e aspetti, aspetti, aspetti....
Diaciamo che questo è l'iter più comune per gran parte delle primipare. Ma io devo parlare di cosa hai deciso di fare tu, Dalia Nura. Tu hai deciso di farti sentire tramite le contrazioni (quei "dolcissimi" movimenti provocati dal neonato) fin dalla 37a settimana. Dopo pranzo, sdraita sul divano in soggiorno sdendendo le gambe gonfie come due salamotti ancora da stagionare, ecco che dal nulla sento l'INASPETTATO: la pancia ha iniziato a irrigidirisi la cui pelle si è tesa come la superficie tirata di un tamburo, un dolore ai reni come una fitta lancinante mi ha immobilizzato dal retro, una scarica di freddi/caldi brividi ha iniziato a percuotermi la schiena, ondate sussultorie si ripetevano fino al basso ventre mentre mi dicevo "stai calma, stai calma......" pur pensando tutto il contrario! Il primo pensiero? Chiamare mia nonna.
Premessa fondamentale: mia nonna è un mito. Mia nonna si chiama Dilva. Non le ho mai chiesto chi abbia voluto chiamarla così, quello che ho sempre saputo è che un nome di fantasia. Fin da giovane è stata una donna dal carattere difficile, anche se in vecchiaia si è addolcita molto. Adesso ha 87 anni ed è ancora lucidissima. Ma non è della sua indole che voglio parlare. Dilva è una donna conosciuta da molte molte famiglie. E' una delle prime ostetriche della provincia e della città di Firenze. Ha iniziato a fare i primi parti già a poco più di 20 anni, subito dopo gli studi in quello che (a detta sua) era uno dei collegi più rigidi del tempo. Con la mia famiglia abbiamo fatto un calcolo approssimativo: Dilva nella sua vita ha fatto nascere più di 6000 bambini! E di certo non con le ecografie, villocentesi, scanning & quant'altro oggi la tecnologia metta a disposizione! Prima esistevano e contavano solo la CAPACITA' e la PROFESSIONALITA', e a parere di molti Dilva ne aveva da vendere. Quando ero piccola Dilva mi portava con sè nelle varie visite a domicilio che faceva alle donne che avevano partorito da poco. La sua presenza nel post parto era parte integrante del suo lavoro, non solo attivo nel momento della nascita. La sua figura era richiesta a gran voce per apportare una assistenza medica ma attenta e non distaccata, medicando e visitando la donna, controllando il piccolo, aiutando la nuova madre nei primi bagnetti e nelle prime cure del bambino. Insomma, io sono nata e cresciuta nell'ammirazione e contemplazione, anche concreta, del ruolo dell'OSTETRICA, per di più incarnata nella persona della NONNA materna. Ho sempre pensato alla mia gravidanza con la speranza che magari proprio mia nonna potesse essere ancora viva per seguirmi fino in ospedale (e così è stato anche se poi non ha potuto farti nascere lei in persona).
Tornando al mio divano, a quel pomeriggio di marzo, alla sorpresa della mia CONTRAZIONE, a quel primo dolore (che era una carezza rispetto a quello che sarebbe arrivato qualche settimana dopo), ecco che nell'immediato pensai di chiamare Dilva.
"Nonna, io ho le contrazioni", esplosi.
"Descrivimi nel dettaglio quella che chiami 'contrazione' ", mi disse con voce ferma già memore di cosa la sua professione richiedesse.
Le parlai di cosa sentivo e di cosa provavo. Lei mi tranquillizzò spiegando che erano sì contrazioni ma solo quelle che vengono definite "preparatorie", in cui il bimbo si appresta alla discesa nell'utero, assestandosi e abbassandosi rispetto alla posizione in cui era fino a quel momento . Mi disse che ci potevano ancora volere giorni prima del parto. E anche quella volta Dilva aveva colto nel segno. E come poteva essere altrimenti dopo 6000 altri casi precedenti?! (continua)