martedì 31 agosto 2010

Inutile girarci intorno: la tua nascita (2a parte)


Dovevi ancora nascere ma già la collezione dei giochi aveva preso il via


Proverò a scrivere ma non prometto niente di buono. Con un occhio, o meglio ben due, devo controllare cosa fai. Sei stesa sulla tua coperta speciale Disney, quella imbottita e con i disegni in rosa (forse fin troppo civettuola e "da femminuccia" ma tanto comoda per giocarci in terra) cerchi di fare capriole e giravolte per andare chissà dove. Ebbene sì, ormai da quindici giorni se non di più, ossia una volta compiuti i quattro mesi, ci stai dando prova di notevoli capacità "motorie" e soprattutto il tuo carattere pian piano sta emergendo: vivacità e una - spero - sana vispezza ti accompagnano in ogni momento.


Ma torniamo a dove ero rimasta: la mia 37a settimana e i primi dolori di preparazione. Da quel pomeriggio è iniziata una sterminante ed estenuante smania di controllare del tempo. Sarebbe meglio dire: di cronometrare  il tempo. Anche il giorno successivo, e quello dopo, e quello dopo ancora, specie dopo pranzo, iniziavano le prime contrazioni, sempre più spesso anche dopo cena. Dopo un po' cominciai a non farci neppure più caso, si alternavano ogni trenta minuti, poi ogni venti. La situazione però prendeva un'altra piega quando cominciavano a regolarizzarsi ogni venti, quindici e poi..... si fermavano! In realtà eri tu a fermarti. Le contrazioni eri tu a provocarle ma evidentemente non eri abbastanza convinta, non era ancora tempo per fare il grande salto. 


Fino ad arrivare al più grande bluff: domenica 4 aprile 2010, ossia il giorno di Pasqua.
Ogni giorno che passava tu crescevi a vista d'occhio e la mia pancia lo dimostrava sotto gli occhi di tutti. Quella domenica mattina io e Basheer ci svegliammo intorno alle 8: avevamo il pranzo il Pasqua insieme alla mia famiglia in un ristorante vicino casa dei mie genitori. Per decisione di nonna Dilva questa Pasqua l'avremmo passata al un tempo noto "Il Girarrosto" con l'esplicito intento di sgravare mia madre dal preparare da sola le solite tonnellate di pietanze per 20 persone.


Quella mattina, dopo l'ennesima notte passata sul fianco sinistro (sia medici che ostetriche sconsigliano la donna incinta di dormire sul fianco destro perché con il peso del corpo in qualche modo viene bloccato il passaggio di importanti fluidi tra mamma e bambino), sentii subito che la fiacca era perfino aumentata.


"Speriamo di arrivare almeno al secondo", dissi a tuo padre poco dopo sveglia.


"Perché? Ci siamo? Quali novità ci sarebbero questa mattina?", mi chiese lui repentinamente, tra l'incuriosito, l'impaziente e l'ansioso.


"Non so......sento la pancia sempre più bassa. Dalia sta facendo sempre più strada verso il basso....".


(Necessario e inaspettato inframezzo: dato che mi sarò fermata circa 15 volte da quando ho iniziato a a scrivere queste poche righe perché tu:
- o hai perso il giochino che ti avevo messo vicino;
- o hai vomitacchiato sulla figura di Bambi sulla coperta inondandolo di una specie di ricottina acida biancastra;
- o ti ho dovuto cambiare il pannolino perché ormai aveva lo stesso peso di un gatto di 8 kg;
- o ti eri mossa da sola fin troppo quasi rifugiandoti sotto la scrivania sfiorando i miei piedi.....
Insomma non è stato proprio il massimo scrivere in queste condizioni ma adesso credo di aver trovato la soluzione: sei seduta sulle mie ginocchia, metà schermo del computer è occupato dalla finestra del blog che sto scrivendo mentre l'altra, quella sinistra, è interamente occupata da Pinocchio...sì, sì, proprio il film della Disney! E' appena arrivata la fatina e ha trasformato il burattino in un burattino animato e Geppetto sta scoprendo in questo istante il miracolo. Tu hai due occhi grandi come una civetta, sei incantata dalle immagini che si susseguono, spero che tu possa resistere ancora un po'......)


Infagottata in un abito azzurro che normalmente sarebbe stato un delicato soffio di seta, leggero effluvio di stoffa sulle maniche e delicato fino al ginocchio (ma a ME QUEL GIORNO evidenziava ogni possibile rotondità fino a rendermi una sorta di sommergibile eccezionalmente sulla terra ferma invece che nei fondali marini) eccomi sorridente al ristorante, finalmente.
Il pranzo trascorse senza intoppi. Io mangiai tutto ma senza esagerare nelle quantità. Quando arrivi al termine della gravidanza il tuo stomaco, per non parlare di tutti gli altri organi, non hanno più spazio, occupato dal bimbo ormai "grande". Ci alzammo intorno alle 16 da tavola, felice di essere riuscita a far trascorrere a tutto il parentado il giorno di Pasqua sereni seduti a tavola per quel pranzo ormai fissato da tempo invece che in piedi nel corridoio dell'ospedale. Sono certa comunque che, anche se così fosse stato, la gioia di tutti sarebbe stata grandissima....alla faccia dell'arrosto girato.


Tutto tranquillo e sereno ma alle 20 della sera.....ecco che la tempesta si affacciò di nuovo........(continua)

lunedì 30 agosto 2010

Inutile girarci intorno: la nascita (1a parte)

In tua attesa, il tuo guardaroba



Se ho deciso di parlarti giorno giorno (o quasi) di cosa è successo da quando sei nata (e anche del prima) non posso non parlare dell'ora X: la tua nascita. Premetto che non mi interessa sembrare la classica mammina patetica e smielata. Nel momento in cui ti trovi a essere MADRE tutta la visuale intorno a te acquisce una dimensione nuova e tutto questo accade da quando il tuo pargoletto mette la testa fuori dal tuo corpo, decide di uscire allo scoperto e gridare: "A MIO RISCHIO E PERICOLO.......ARRIVO MONDO!!!"

Qualsiasi altra mamma legga queste mie parole potrà comprendere fino in fondo di cosa parlo. Mi riferisco a quella ansimante voglia di partorire che ti prende intorno le ultime settimane di gravidanza, intorno a quelle che TU e solo TU pensi siano gli ultimi giorni, quelli che chiudono l'esperienza dei nove mesi precdenti. Così quando ti aggiri intorno alla 33a, 34a, 35a settimana ti sembra di essere ormai arrivata al traguardo....e invece manca un mese e a volte anche più! E' quello il mese DIABOLICO! L'ultimo mese è il più terribile: sono i giorni in cui ormai pensi di essere arrivata al momento in cui stringerai il piccoletto tra le tue braccia, potrai baciarlo, strapazzarlo e  quant'altro....e invece.....e invece quel momento non sembra mai arrivare! Non fai che controllare l'orologio, le giornate passano lentissime, ormai non hai più fiato, la pancia è gigantesca e la sua ampiezza toglie ogni forza, sei costretta a stare il maggior tempo seduta sul divano (quando invece per tutto il resto del tempo hai sempre scavallato e scorrazzato portando avanti tutte le tue mille attività! ma adesso dove sono andate tutte le mie forze?!?!?!!!????) e aspetti, aspetti, aspetti....

Diaciamo che questo è l'iter più comune per gran parte delle primipare. Ma io devo parlare di cosa hai deciso di fare tu, Dalia Nura. Tu hai deciso di farti sentire tramite le contrazioni (quei "dolcissimi" movimenti provocati dal neonato) fin dalla 37a settimana. Dopo pranzo, sdraita sul divano in soggiorno sdendendo le gambe gonfie come due salamotti ancora da stagionare, ecco che dal nulla sento l'INASPETTATO: la pancia ha iniziato a irrigidirisi la cui pelle si è tesa come la superficie tirata di un tamburo, un dolore ai reni come una fitta lancinante mi ha immobilizzato dal retro, una scarica di freddi/caldi brividi ha iniziato a percuotermi la schiena, ondate sussultorie si ripetevano fino al basso ventre mentre mi dicevo "stai calma, stai calma......" pur pensando tutto il contrario! Il primo pensiero? Chiamare mia nonna.

Premessa fondamentale: mia nonna è un mito. Mia nonna si chiama Dilva. Non le ho mai chiesto chi abbia voluto chiamarla così, quello che ho sempre saputo è che un nome di fantasia. Fin da giovane è stata una donna dal carattere difficile, anche se in vecchiaia si è addolcita molto. Adesso ha 87 anni ed è ancora lucidissima. Ma non è della sua indole che voglio parlare. Dilva è una donna conosciuta da molte molte famiglie. E' una delle prime ostetriche della provincia e della città di Firenze. Ha iniziato a fare i primi parti già a poco più di 20 anni, subito dopo gli studi in quello che (a detta sua) era uno dei collegi più rigidi del tempo. Con la mia famiglia abbiamo fatto un calcolo approssimativo: Dilva nella sua vita ha fatto nascere più di 6000 bambini! E di certo non con le ecografie, villocentesi, scanning & quant'altro oggi la tecnologia metta a disposizione! Prima esistevano e contavano solo la CAPACITA' e la PROFESSIONALITA', e a parere di molti Dilva ne aveva da vendere. Quando ero piccola Dilva mi portava con sè nelle varie visite a domicilio che faceva alle donne che avevano partorito da poco. La sua presenza nel post parto era parte integrante del suo lavoro, non solo attivo nel momento della nascita. La sua figura era richiesta a gran voce per apportare una assistenza medica ma attenta e non distaccata, medicando e visitando la donna, controllando il piccolo, aiutando la nuova madre nei primi bagnetti e nelle prime cure del bambino. Insomma, io sono nata e cresciuta nell'ammirazione e contemplazione, anche concreta, del ruolo dell'OSTETRICA, per di più incarnata nella persona della NONNA materna. Ho sempre pensato alla mia gravidanza con la speranza che magari proprio mia nonna potesse essere ancora viva per seguirmi fino in ospedale (e così è stato anche se poi non ha potuto farti nascere lei in persona).

Tornando al mio divano, a quel pomeriggio di marzo, alla sorpresa della mia CONTRAZIONE, a quel primo dolore (che era una carezza rispetto a quello che sarebbe arrivato qualche settimana dopo), ecco che nell'immediato pensai di chiamare Dilva.

"Nonna, io ho le contrazioni", esplosi.

"Descrivimi nel dettaglio quella che chiami 'contrazione' ", mi disse con voce ferma già memore di cosa la sua professione richiedesse.

Le parlai di cosa sentivo e di cosa provavo. Lei mi tranquillizzò spiegando che erano sì contrazioni ma solo quelle che vengono definite "preparatorie", in cui il bimbo si appresta alla discesa nell'utero, assestandosi e abbassandosi rispetto alla posizione in cui era fino a quel momento . Mi disse che ci potevano ancora volere giorni prima del parto. E anche quella volta Dilva aveva colto nel segno. E come poteva essere altrimenti dopo 6000 altri casi precedenti?! (continua)

Un passo indietro

La tua prima vera bambola, Olga, regalata dalla zia Michela




Mi sto rendendo conto adesso che esatttamente un anno fa, oggi, indossavo lo stesso vestito che indosso oggi. Si potrebbe pensare: dunque? In effetti niente di strano, nessuna stranezza in circostanze normali ma se ripenso  a cosa sentivo e cosa provavo - esattamente oggi un anno fa - mi fa uno strano effetto. Il capo in questione è un vestito di seta a maniche a bombolino che si stringe su un lato, lungo poco sopra il ginocchio, bianco e nero, tipo maculato, ben lontano alla classica macchia stile Pongo & Peggy in "La carica dei 101". Niente di eccessivamente costoso o elegante ma un abito con una identità ben definita e che non passa inosservato. Lo scorso anno (ripeto: OGGI), al contrario delle molte altre volte in cui lo avevo messo, mi ci sentivo goffa e gonfia e strana e fuori aggio ma al contempo esplodevo e schizzavo dalla gioia: per la prima volta venivo in ufficio dopo le vacanze estive con la consapevolezza di aspettare un bambino. Ero al primo mese e mezzo della mia gravidanza, ovviamente non si poteva agli occhi delle persone parlare di una "pancetta già evidente" ma per me era così: sentivo una presenza nuova dentro di me, nuove forme si stavano impossessando del mio corpo! Ne ero incuriosita e affascinata, impaziente di capire cosa sarebbe successo. Erano passati pochi più di 10 giorni dal giorno in cui avevamo fatto il test di gravidanza, dal 17 agosto 2009. Ancora prima di avere l'esito IO GIA' SAPEVO ma a me e Basheer aoccorreva comunque una prima  conferma clinica. La TUA presenza è arrivata grazie a quel misterioso cilindretto in plastica che invece di una linietta rosa ne segnava, con tutta la nostra abbagliante gioia, ben due.

Oggi, 30 agosto 2010, ritorno in ufficio dopo un anno particolare, pieno di ansie e gioie. Ansie dovute alla voglia e alla speranza che tutto andasse nel migliore dei modi. Gioie date dalla conferma che la gravidanza procedeva al meglio. Bianco e Nero. Ying e Yang. Ma questa è un'altra storia.

Le nostre vite sono segnate da numeri, circostanze, casualità. Poi ci ripensi, per caso. Ci pensi un attimo, ricalcoli, tiri qualche linea e ti accorgi che di CASO c'è ben poco. Siamo attanagliati da sottili fili che, tessuti e tramati in maniera fitta, riconducono a una sola grande matassa dal nome di VITA.

Sorrido, compiaciuta, ripensando  - dentro l'ormai mitico vestito di seta - ai 365 passati. A quella che immaginavo e a quella che adesso conosco. Dalia era un desiderio, adesso sono due occhi neri che mi guardano e senza voce parlano, parlano, parlano......   

Preconcetti & partenza

BENVENUTA DALIA NURA




Ne ho sempre sentito parlare, sopratutto negli ultimi anni: Bloggers & Blog, Blog & Bloggers. Sempre di più, sempre in maniera più bulimica. Ovvio che il mondo di internet fa parte del mio quotidiano, per lavoro e piacere, ma non avevo mai pensato di aprire un mio blog. Non ci avevo mai pensato fino ad ORA. Perchè non puoi stare di fronte ad una tastiera solo per riscaldare la sedia dalla quale scrivi. Devi avere una storia da raccontare. E io ADESSO ne ho una. Ha, per di più, un nome: Dalia. Esattamente DALIA NURA.


Dalia Nura è' nata il 10 aprile 2010, pesava  3.490 Kg, era lunga 52 cm. Adesso sono passati più di 4 mesi ma niente è perduto. Ancora è tutto da raccontare.


Non so cosa verrà fuori da questo esperimento letterario (?) ma non mi interessa. Così come non mi interessa se qualcuno leggerà o meno queste mie future pagine virtualmente cartacee. C'è solo un potenziale e FUTURO lettore che mi interessa: LEI, Dalia. Non sarà la stessa cosa raccontarle tutto tutto tutto tra qualche anno. Buttare giù una sorta di brutta copia (ma definitiva) è la cosa migliore. Migliore per me, per me in questo spezzone di vita in cui mi trovo in una veste tutta nuova, quella di madre.


Ma voglio rivolgermi a LEI direttamente con il TU: essendo tu la mia lettrice prediletta voglio che non ci siano inutili complicazioni, ulteriori filtri tra me e te.


Ne sono già passati di eventi di cui non ne ho parlato: la prima volta in cui hai davvero sorriso e quella in hai riso a crepapelle, la prima vaccinazione, la prima febbre, la prima volta in acqua (della piscina), il primo contatto con il mare, la prima merenda di frutta, la prima capriola tipo tartaruga che si rovescia sul guscio, la prima scoperta della televisione (che vedrai ben poco), la prima arrabbiatura contro il dottore che ti visita con la tua consapevolezza che è stato LUI a farti "male", la prima crisi di pianto per i dentini che stanno per arrivare......in tutte queste occasioni avrei voluto raccontare la tua faccia, le tue buffe espressioni, le tue risatine sornione subito dopo che le avessi fatte. Non l'ho fatto, non ero pronta. Adesso sì. Ci sono. Pronti, attenti, ....via!