giovedì 4 novembre 2010

Silenzio malestro


Ormai è cosa certa. Se anche per un solo minuto non si ode la tua vocetta stridula comporre parole in libertà c’è una motivazione più che plausibile: stai combinando un malestro sicuro. In questo momento il girello è il tuo predominante e unico mezzo di trasporto.
 Ti aggiri per casa in autonomia e devo dire che risulta una grande comodità. Non ti lasciamo per tempi prolungare sgambettare perché le opinioni a riguardo il girello - questo misterioso oggetto simile a una sedia mobile dotata di ruote che lascia il bambino scorrazzare libero ma nello stesso tempo lo imprigiona in una sorta di mutanda plastificata – sono ancora discordanti. Si dice che possa provocare anche danni alle gambe del bambino piegandole all’interno per il peso che il suo corpo esercita.  Devo dire che a te piace proprio! Inizi a sghignazzare felice quando cominci a comprendere che i tuoi piedi stanno infilando dentro i due fori  appositi. Ma negli ultimi tempi, una decina di giorni circa, si sta verificando l’Apologia del Malestro. Mentre svolgo delle piccole cose in casa (mentre si è con te non è possibile effettuare chissà quale impresa, letteraria, computeristica, culinaria o quant’altro) ti sento chiacchierare e, sbagliando, questo mi porta a tenerti d’occhio, a controllare quanto tu stia facendo. Erroneamente, nel momento in cui fai silenzio e io sono impegnata in qualcosa, mi viene da “rilassarmi”  e allentare la guardia. Quale errore madornale! E’ proprio in quel momento che invece il livello di attenzione dovrebbe essere massimo. Silenzio = Malestro. Mai nessuna equazione è stata tanto chiara! Significa che tu sei presa, totalmente dedita, in qualcosa di nuovo fino a quel momento. Qualche esempio? Ieri ti ho trovato con in bocca la foglia più grande del grande Ficus Benjamin che abbiamo in soggiorno! E’ una pianta molto grande, alta non meno di 1 metro e 80 centimetri. Per questo anche le sue foglie sono molto grandi, più ampie di una mano da adulto. Tu, come un cecchino per il povero vegetale, hai puntato la foglia più verde e rigogliosa anche per larghezza, hai pensato bene di strapparla e, dividendola in tre parti, te la sei ficcata tutta in bocca. In quel momento mi ero distratta 60 secondi – posso assicurare non di più – e tu me l’hai fatta sotto il naso in assoluta nonchalance! 
Ma questo è uno dei tuoi tre preferiti piccoli primi guai. L’altro, in tema elettricistico, riguarda le prese del telefono e della connessione internet. Sono delle prese che portano al telefono fisso e alla connessione internet che poi si sviluppa in libreria ma la centralina, tutt’altro che ingombrante e appariscente, si trova nell’ingresso. Tu con il girello ti ci avvicini sicura e diretta fino a staccare tutto con repentina velocità. La prima volta si è accorta dell’episodio  tua nonna un giorno che io ero a Milano. Sempre lì vicino c’è l’altra tentazione irresistibile, l’angolo della musica. Su un baule antico che ha delle cifre a fuoco “S.C.” (Sabatino Casati, nonno di mio padre) stampigliate di fronte ho gli unici strumenti musicali in mio possesso ad oggi: la chitarra classica Yamaha comprata da mia nonna in tempi adoloscenziali tutt’oggi bellissima e attuale, il cembalo/tamburello suonato ai tempi della mia brevissima partecipazione della banda popolare di strada “Fiati Sprecati”, il bastone della pioggia - con convinzione lo annovero tra le strumentazioni producenti musica per la soave melodia in grado di offrire se suonato con dolcezza – e, infine, il flauto costruito a mano da un ragazzo finlandese conosciuto con Michela in uno dei nostri memorabili viaggi border-line, in questo caso in Grecia tra isole e isolette sperdute. Ecco: è questa l’oasi a cui tu miri. Ti ci fiondi come fossi una palla di cannone lanciata con energia, il tuo arrivo comporta che il bordo del girello urta la base del bauletto e la prima a fondare in terra è la chitarra (“NOOOOOOOOO!!!!”, si ode pronunciare la lontana dalla mia bocca ma, ahimè, ormai è troppo tardi) che, secondo la legge fisica e immortabile del  domino, provoca un sobbalzo inarrestabile del bastone della pioggia che ricade sul tamburo che poi se la rifa sul flauto, il più leggero tra i quattro. Ovvio che il primo pensiero va a te, alla paura che la chitarra ti possa colpire e cadere in testa. Il secondo invece va alla chitarra: alla cassa di risonanza non farà  certo piacere prendere questi colpi. 
Che dire. Nient’altro che il suono del Tuo silenzio.




Potrei distribuire per casa dei divieti di accesso...ma non credo che ci faresti molto caso!