lunedì 20 gennaio 2014

(Anche da te, Serse) Falso Allarme

"Al mio segnale scatenate l'inferno!". Così credevo fosse l'incipit della mia & nostra giornata di ieri. Invece, un flop. O,  piuttosto, una tappa necessaria, un passaggio dal quale non possiamo prescindere.
Una domenica alla 37a settimana + 6, io super pronta per dare il via alla fantastica avventura del travaglio nonché del parto ma tu, Serse, ancora non così pronto. Proprio come accadde per la tua sorellina, che alla 38a settimana ci fece correre di notte all'ospedale perchè le contrazioni erano regolari e intense per poi addormentarsi mentre ero sotto tracciato, bloccando cos l'intero processo.
Lo stesso è accaduto ieri.
Pranzo a casa della Noni, con tutti ossia zia Chiara, zia Giulia & zio Azzi (Tiziano), bis-nonna Annì, wappa, io, Dalia e nonna ovviamente. Un "pranzetto" a base di pollo e carciofi fritti e molto altro (non proprio leggerissimo e, soprattutto, non indicatissimo prima di affrontare un travaglio e tanto più un parto). Ma alle 14, nonostante la pesantezza di panettone e panna che sono stati il dulcis in fondu della mangiata, le contrazioni sono partite. Intense e regolari. Stavo male davvero. Il tempo di organizzarsi, salire in casa, aggiungere spazzolino, dentifricio e crema viso nel beauty-case, organizzare un piccolo zaino anche per wappa per affrontare una eventuale notte in ospedale, chiamare il Centro Nascita Margherita e avere la conferma che "Sì, ti aspettiamo, direi che fai bene a partire: essendoci una distanza di circa 30 minuti da dove ti trovi ma, soprattutto, essendo il secondo bambino e avendo avuto un primo parto rapido, è tempo che tu venga. Ti aspettiamo!".
Lo zio Azzi non vedeva l'ora di avere una occasione simile: correre a tutta birra in auto perchè conducente giustificato delle proprie azioni folli perchè al fianco di una quasi-partoriente. Era impegnatissimo nella guida, incarnandosi in John Travolta in "Senti chi parla" che, a sua insaputa, si trovava costretto a condurre in ospedale la (vera, in quel caso) sconosciuta partoriente in preda ad atroci doglie. Io non ero in preda ad atroci doglie, questo di sicuro. Stavo male, il mio volto lo dimostrave e lo gridava a gran voce. Ma non era sufficiente.
La visita e il tracciato hanno confermato che non sono stata troppo frettolosa (visto che anche più volte mi hanno ripetuto durante le visite recenti "mi raccomando di partire subito verso il Centro Nascita, non appena iniziano le contrazioni, altrimenti rischi di partorire per strada!" ) perchè le contrazioni erano regolari e una ogni dieci minuti, solo non sufficientemente intense.
Così siamo tornati a casa, non sconsolati ma coscienti che la nascita è un processo lungo e forse non ho avuto una memoria tanto lucida. Forse non mi sono ricordata di come, la scorsa volta, io e wappachi dalle 2 alle 6 di notte abbiamo affrontato il travaglio con pazienza e dedizione.  La doccia poi resta la vera cartina tornasole alla quale occorre affidarsi. Non appena, da un momento all'altro, le contrazioni compariranno di nuovo occorre che mi getti sotto la doccia-oracolo e attendere il suo verdetto: se sono quelle "vere" doglie che mi porteranno alla tua nascita, Serse, si intensificheranno sotto l'azione dell'acqua, se invece sarà di nuovo un falso allarme, come una macchina che ha terminato la benzina, il tutto si spengerà. Non resta che attendere.
Intanto tu, Dalia mia, hai già capito tutto. Sai che da un momento all'altro tutte le nostre vite avranno un nuovo inizio, perchè una nuova vita è già tra noi. E ieri non ho potuto non piangere prima di scendere le scale per andare via. Ti ho abbracciata e baciata e tu hai capito tutto. Era come un ADDIO al NOSTRO SOLO IO E TE. Nonostante l'immensa sconfinata felicità dell'arrivo di Serse, il tu come figlia unica sta per finire e in qualche modo andava e andrà battezzato, riconosciuto, individuato.